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lunedì 11 febbraio 2019

Ammonite


Il pianeta Grenchstom, chiamato anche Jeep, è uno dei tanti “pianeti dimenticati” dei quali la letteratura fantastica ci ha raccontato le storie in innumerevoli romanzi, da Darkover a Iduna a Ragnarok. Colonizzato dai terrestri qualche centinaio di anni prima della sua riscoperta Jeep si difende sterminando con un virus letale tutti gli uomini, mentre le donne in massima parte sopravvivono alla malattia e costruiscono nel corso degli anni una loro civiltà. Il virus senza nome è parte del pianeta, presente in ogni forma di vita è quasi un simbionte che permette la riproduzione e fornisce altre abilità alle donne sopravvissute alla malattia, come poter entrare in stato di trance ed avere memoria delle esperienze delle antenate.
Ora, riscoperto dalla Compagnia, Grenchstom è sotto osservazione: ricco di risorse è destinato allo sfruttamento e ad una nuova completa e definitiva colonizzazione terrestre. Viene quindi studiato ed elaborato un vaccino che possa permettere l’insediamento di personale tecnico anche maschile. Marguerite Angelica Taishan, Marghe, è una antropologa e pur di poter studiare le comunità femminili ormai indigene di Jeep accetta di testare il vaccino. Marghe parte dall’avanposto terrestre, presidiato da sole donne – il virus non ha perdonato ed anche la seconda ondata di terrestri è stata sterminata della parte maschile – e va in cerca delle comunità stabilitesi su Jeep per studiare il loro sistema di vita e conoscere la storia degli insediamenti. Il pianeta è duro, freddo e poco ospitale e Marghe si trova subito a dover superare difficoltà che non sono soltanto stanchezza, fame e gelo ma anche solitudine, incomprensione, abbandono. Si ritrova a fare i conti col passato, a rimettere in discussione tutta la sua vita, deve imparare a conoscere se stessa prima di poter conoscere le altre donne che incontrerà nel suo viaggio. La civiltà costruita dalle donne di Jeep è di tipo medioevale, la scarsità di minerali ha frenato lo sviluppo tecnologico e fatto arretrare a livelli pre-industriali gli insediamenti, tanto che Marghe usa come moneta di scambio lingotti di ferro e di rame, ma è una società ricca di contenuti e di spiritualità. Le donne di Grenchstom hanno intessuto delle reti di aiuti e di alleanze, con complicate relazioni familiari – le nascite non sono soltanto partenogeniche - vivono di pastorizia, agricoltura e pesca e i gruppi disseminati nel territorio si rapportano tra di loro tramite le viajere donne che vanno da un insediamento all’altro portando notizie, storie, canzoni. Le transazioni economiche, in assenza di denaro, si effettuano con scambi sia di natura concreta che con promesse di assistenza futura, la trata. La Griffith riesce a dipingere una civiltà tutta al femminile complessa e verosimile dove la base della società è la casa, nucleo formato da madri, sorelle e figlie, e dove più famiglie formano un villaggio oppure una tribù, a seconda del luogo nel quale vivono. In contrasto a questa società viva e vitale l'avanposto della Compagnia è un luogo immobile, fossilizzato e senza futuro; le trecento civili, il personale tecnico, e le cento Specchio, quello militare, stanno sempre più perdendo la speranza di lasciare il pianeta, decorano gli alloggi, si cuciono i vestiti e in alcuni casi disertano per unirsi alle indigene.
La storia, in parte di Marghe e più ampiamente delle donne di Jeep è il percorso per trovare sé stesse, per trovare uno scopo, ed una motivazione alle proprie azioni. Partita per studiare le donne di Jeep come se fossero “conchiglie strane trovate sulla spiaggia” nel suo viaggio Marghe incontra una tribù nomade e ne condivide la vita, affronta il tremendo gelo del Nord nella stagione peggiore, finalmente trova in una casa l’amore e la comprensione che le mancavano, in trance affronta la sua personale cerca e riesce a far emergere il suo più profondo io, infine interrompendo l’assunzione del vaccino si abbandona senza riserve al pianeta ed al suo virus diventandone parte. Questo viaggio interiore, in parallelo col viaggio fisico è il succo di tutto il romanzo al punto che anche le comprimarie di Marghe in un certo modo sono alla ricerca di se stesse sia che siano indigene e ostili sia che siano personale terrestre in “transito”. La Griffith riesce con un tocco estremamente leggero e delicato a descrivere le scene d’amore, inevitabili in un universo di sole donne, così come riesce a rendere vivi e palpitanti gli episodi più crudi: follia, violenza e gelosia. In Ammonite, unico tra i romanzi da me letti, non si vede neanche un uomo, solo se ne intuisce l’ombra minacciosa nell’astronave della Compagnia in orbita intorno al pianeta; l’eroina non è una virago o una amazzone battagliera ma una donna con mille dubbi e paure che riesce a superare accettandosi. La trama del romanzo è dinamica, con svolgimenti imprevisti ed interessanti e la fantascienza è la solida base di tutta la storia. Del traduttore Riccardo Gramantieri è la prefazione come anche la biografia dell'autrice in appendice, dove troviamo anche un glossario, un riepilogo dei personaggi e un breve articolo della stessa Nicola Griffith. Il volume è rilegato e presenta in sovracopertina una bella illustrazione di Gualtiero Risito.
Nicola Griffith è nata in Inghilterra, a Leeds, nel 1960 ed attualmente vive a Seattle negli Stati Uniti con la sua compagna, la scrittrice Kelley Eskridge. Il suo primo racconto “La specchio e terrardente” è stato pubblicato nel 1988 sulla rivista Interzone. Autrice poco prolifica ha scritto una decina di racconti e cinque romanzi: Ammonite (1993), Slow River (1995), The Blue Place (1998) Stay (2002) e Always (2007) - questi ultimi tre sono gialli - in poco meno di venti anni ma l'ottima qualità delle sue opere ha compensato la scarsità. La Griffith ammalatasi di sclerosi multipla nel 1989 ha dovuto abbandonare la vita attiva e le attività sportive che praticava costretta a pause forzate e molto della sua vicenda è presente in Ammonite, sia pur velata e coperta dalla metafora. Ammonite, suo primo romanzo ha vinto nel 1993 sia il James Tiptree, Jr. Award che il Lambda Award mentre Slow River ha vinto un Nebula e un Lambda inoltre un Nebula ha vinto il racconto “Yaguara”. Ha vinto inoltre un World Fantasy Award ed altre tre volte il Lambda, premio attribuito annualmente a pubblicazioni che affrontano temi LGBT acronimo per Lesbian, Gay, Bisexual e Transgender.
Stefania Guglielman
20/10/2007
Ammonite di Nicola Griffith,
Biblioteca di Nova SF* n. 25 (2007), traduzione di Riccardo Gramantieri
Perseo Libri, pagg. 366, € 25,00.
Dist. Elara libri s.r.l.

articolo pubblicato su
Fondazione science fiction magazine n. 12
anno VII, 2007



Mindscan


Cosa succederebbe se il mio corpo fosse afflitto da un male incurabile, dagli esiti improvvisi ma previsti, se avessi la certezza di vivere poi per tutto il tempo, il lungo tempo, che mi rimane ridotto alla stregua di un vegetale senza coscienza, senza memoria, senza anima e se di contro a questo futuro certo mi venisse proposta non una cura ma un rimedio? Questo l’interrogativo dal quale prende l’avvio il romanzo di Robert Sawyer. Jake Sullivan è un quarantenne affetto dalla sindrome di Katerinsky, una malattia genetica che lo porterà fatalmente alla morte o nella migliore delle ipotesi ad un coma vegetativo come accaduto al padre anni prima, colto da ictus durante un litigio col figlio adolescente.

Per tutta la vita Jake ha vissuto sotto la spada di Damocle della sua malattia, al punto di negare a se stesso un rapporto affettivo con la donna che ama per timore di farla soffrire come soffre sua madre e quando nel 2045 la scienza gli prospetta un rimedio per poter vivere indefinitamente accetta con entusiasmo. Il nuovo processo Mindscan – scansione della mente – non è però un trasferimento della sua individualità in un corpo sintetico ma semplicemente una sua copia. Completata la scansione il Jake biologico, malato senza speranza e dopo aver rinunciato al suo status legale andrà sul lato nascosto della Luna dove in una sorta di Paradiso vivono gli “Originali” in attesa della fine, mentre il Jake androide, copia perfetta della mente, della coscienza, della memoria di JacOB (Jake Original Body) resterà sulla Terra dove continuerà la sua vita ma dove per lui cominceranno problemi di relazione con gli amici, con la madre, con il cane che non lo considerano altro che un automa.

Quando poi il Jake biologico scopre che nel frattempo è stata trovata una cura per la sua malattia sulla Luna gli eventi precipitano. Sulla Terra intanto il Jake androide, si è innamorato di una scrittrice ottantenne scansionata il cui corpo biologico è morto e che viene portata in giudizio dal figlio che non vuole rinunciare alla sostanziosa eredità.

Questo è l’inizio della storia che viene raccontata in prima persona dai due Jake alternativamente. Sawyer riesce a non far confondere il lettore, nonostante le due voci narranti usino lo stesso lessico e siano la stessa persona, riesce nel medesimo tempo a caratterizzarli in maniera diversa, facendoci quasi provare le loro sensazioni. L’androide che non ha più la possibilità di sentire odori, sapori, caldo, freddo, stanchezza, sonno e li rimpiange ma che con il suo corpo potenziato può vedere i colori e resta ammaliato dal verde; il Jake biologico che sulla Luna ha un terzo del peso ma che continua a soffrire di emicrania e dolori sparsi. Personaggio di rilievo è Karen, la scrittrice scansionata della quale si innamora l’androide e sulla vicenda giudiziaria di quest’ultima si impernia buona parte della storia. Il rapporto d’amore, anche se i loro corpi sono dell’età fittizia di circa 40 anni, è pur sempre tra due persone di generazione differente, quasi tra nonna e nipote, tema arduo che Sawyer riesce a gestire con leggerezza. Karen si racconta a Jake e le sue storie sono colme di rimandi a quella che era l’epoca della sua giovinezza. Karen cita 2001 Odissea nello spazio e Alla ricerca di Nemo, cita Bradbury e l’Apollo 8, Superman e Paris Hilton e chissà se chi leggerà il romanzo tra venti o trenta anni riuscirà a inquadrare le sue citazioni.

Il romanzo nella parte ambientata nell’aula del tribunale pone problemi non da poco. Il dibattito processuale affronta proprio la questione sulla identità di Karen, e per traslato di tutti gli scansionati: sono individui dotati di coscienza, di consapevolezza, di anima, oppure sono soltanto ‘zombi’, gusci vuoti che reagiscono agli stimoli ma sono pari ad una IA? Il processo Mindscan trasferisce l’anima? E l’anima può essere duplicata? E questo è il vero problema che ci pone Sawyer: se l’anima è qualcosa di materiale, una semplice rete di impulsi elettrici riproducibili oppure no. E inoltre, quando in un feto si sviluppa l’individuo, quando inizia ad essere una persona? Quando e se è lecita l’interruzione di gravidanza? Tutto questo in una cornice a tratti divertente, a tratti leggera ma sempre interessante e coinvolgente. L’autore riesce a mescolare abilmente passato, nei racconti di Karen, e futuro prossimo, un futuro non molto lontano da noi e dà spiegazioni verosimili delle teorie sulla coscienza che i vari ‘esperti’ chiamati a testimoniare nel processo di Karen espongono alla Corte. Il processo stesso, riesce ad essere convincente nonostante ricalchi il trito cliché di tanti e tanti telefilm americani, sembra quasi di vedere Perry Mason alle prese con testimoni di volta in volta reticenti o troppo chiacchieroni. Unica nota stonata è l’epilogo che sa di appiccicaticcio, messo lì tanto per non lasciare il ‘finale aperto’ delle pagine precedenti, se ne poteva tranquillamente fare a meno.

Romanzo quindi godibilissimo, che ha l’ulteriore pregio di essere inedito in Italia, frizzante e allo stesso tempo profondo ben tradotto da Dario Rivarossa, bella la copertina di Franco Brambilla che sebbene abbia dovuto misurarsi con la ben più evocativa copertina dell’edizione originale è riuscito a non banalizzarla.
Robert J. Sawyer è nato a Ottawa in Canada nel 1960, si è laureato in arti applicate alla Ryerson University di Toronto nel 1982. Nel suo palmares già trentacinque premi tra nazionali ed internazionali tra i quali il premio Nebula del 1995 per il suo romanzo “The Terminal Experiment” (“Killer on-line”, Narrativa Nord 1996), e il premio Hugo del 2003 per il romanzo “Hominidis” (“La genesi della specie”, Collezione Immaginario. Solaria - Fanucci 2004). Ha al suo attivo anche otto nomination all’Hugo Award.
Stefania Guglielman




domenica 20 gennaio 2019

I Giardini della Luna

Che fatica! Dieci giorni per leggere questo primo romanzo del ciclo di Malazan. Vabbè che la bronchite non ha aiutato ma è veramente troppo pieno di personaggi, la nomenclatura non aiuta - ci ho messo interi capitoli a capire che 'la progenie della luna' era una città volante - magari colpa mia che non ho imparato a memoria il glossario a inizio libro ma 'sto romanzo ha iniziato a piacermi verso la fine, quando si capiva finalmente la trama.



I Giardini della Luna - Steven Erikson -Armenia - pagg. 648


martedì 8 gennaio 2019

Il Potere



Ma quanto è bravo Alessandro Vietti?! Dopo Real Mars fa centro di nuovo con questo Il Potere, distopia ambientata in un’Italia di un futuro non troppo lontano, anzi alle porte. Scritto in forma di autobiografia dal protagonista, Alessandro, parte dai ricordi di lui ragazzino, ricordi che possono essere i nostri, e pian piano, quasi impercettibilmente ci porta in una società senza stimoli, senza desideri se non quello imposto di essere felici. Il potere del protagonista viene svelato sin dal primo capitolo ma senza mai descriverlo compiutamente. A tratti leggero altre volte più intenso é un bel romanzo, ben scritto, un buon inizio di anno per le mie letture.
La copertina è assolutamente perfetta.

Il Potere di Alessandro Vietti - pagg. 316 - Zona 42



"Spero che il viaggio ti sia garbato e mi auguro di ritrovarti presto. Non so ancora se sarà ai margini di un bosco  o su una spiaggia in riva al mare, ma di certo ti prometto un altro fuoco, ombre lunghe di fantasmi e un cielo pieno di stelle."
Guarda che ci conto!





venerdì 4 gennaio 2019

Anno Nuovo

Ecco il primo del 2019: I Draghi dell'Alba di Primavera di Weis e Hickman,  terzo volume della saga di Dragonlance. Recentemente degli stessi autori avevo letto, anzi riletto, La Rosa del Profeta - primo volume di una saga non più tradotta in italiano - e pensavo di trovare la stessa piacevolezza di lettura in questi draghi.
Oddio si legge, si legge bene ma non sono romanzi da farci notte. Altri romanzi del ciclo "Dragonlance" sono stati scritti da autori diversi e non mi è venuta la voglia di leggerli. Forse se riesco a ricordare dove l'ho archiviato potrei, più in là, leggere La Dannazione di Kendermore.
Ora non so se prendere un SF o un Fantasy; vedremo stasera...



sabato 30 giugno 2018

È il turno di Verso

Archiviata la quadrilogia di Gwynne passiamo alla fantascienza, che è stata un po' trascurata ultimamente, con il romanzo di Francesco Verso I Camminatori - Pulldogs. Iniziato da un paio di giorni. Mi piace.

Edit:  Non é un romanzo da ingurgitare ma da assaporare. Bravo Francesco!

mercoledì 14 settembre 2011

TOXIC@

Torno a parlare di uno scrittore, un amico, che in pochi anni è cresciuto in maniera esponenziale: Dario Tonani. Il suo ultimo romanzo, Toxic@, pubblicato in Urania Mondadori 1574 è la continuazione ideale di Infect@ uscito nel 2005 sempre in Urania. Romanzo che me lo ha fatto conoscere e che, nonostante io non ami il genere, mi era piaciuto moltissimo. Ebbene dopo la prova in crescita de L'algoritmo bianco eccolo di nuovo a stupirmi e farmi bruciare pranzi e cene!
Dalle prime pagine sono rimasta incatenata: "ancora una pagina... solo fino alla fine del capitolo... ancora due righe per vedere come sviluppa..." e intanto dai fornelli si levava fumo e odore di bruciato.
Dario, mi devi una pizza! Io a te , invece, devo dei ringraziamenti. Per avermi appassionata con la tua sporca, unta, puzzolente Milano. Con i tuoi +Toon a volte brutali, a volte vittime. +Toon che sono diventati 'personaggi' non comparse, che ti fanno sentire a volte sfruttatore e consumatore, e a volte ti impauriscono, nuovi alieni diversi da te, da evitare, da eliminare, da cancellare.
La retrocopertina di Urania fa una sintetica sinossi del romanzo: dopo alcuni anni, forse sette dalla prima comparsa delle droghe che si assumono per via retinica, i +Toon, si è sviluppato un morbo, una mortale infezione che si propaga da cartone a uomo, un pezzo di Milano è stato colonizzato dal Magma, un blob di cartoni morti e in putrefazione, e ribattezzato Wet City, e un misterioso Mescolatore sta cercando di creare una nuova divinità unendo pezzi di cartoon e di esseri umani in un orrendo patchwork. Al commissario Montorsi ed al suo vice Mushamar, che già abbiamo incontrato in Infect@, il compito di ristabilire l'ordine. Una figura femminile (omaggio alle tante lettrici tue estimatrici?) si prende una bella fetta di avventure, non tutte senza conseguenza per lei. Ahhh Dario! me l'hai trattata duramente Cora, cacciatrice di +Toon infetti! Be' che dire... finita la mia razione di pagine sentivo il bisogno di fare la doccia, dopo aver navigato nella Wet City: piogge o nevicate non acide come ci si potrebbe aspettare ma colorate di chine variopinte, un sole aggiunto che non è altro che una parte di un cartoon, uno irriverente e dispettoso! Son finiti i tempi di Betty Boop enorme e ingenua che camminava tra i grattacieli di Milano. E poi untume, appiccicume, puzzo tutto mescolato nel magma semi senziente, che già viene adorato come oracolo da una schiera di drogati e creduloni.
Il romanzo è da leggere! L'unico neo è soltanto la breve vita di un Urania, un mese e via, sparisce dalle edicole e si può trovare solo sulle bancarelle. Ma io credo che, come è successo per Infect@, sarà molto difficile trovare Toxic@ in bancarella perché chi lo comprerà lo custodirà gelosamente! Di nuovo grazie Dario per le ore di svago che mi dai con i tuoi romanzi.


lunedì 19 aprile 2010

Fantasmi di Natale (2009)

Di ritorno dalla Italcon/Deepcon di Fiuggi, come ogni anno, con una sporta di bei volumi nuovi fiammanti, ancora profumati di inchiostro e col borsellino, ahimè, vuoto mi sono subito piazzata sul divano col più piccino. Non proprio un libro ma un fascicoletto dal titolo 'Fantasmi di Natale', antologia di racconti curata da Alessandro Petruzzelli, figlio del più noto patron delle Edizioni della Vigna. Il fascicoletto, fuori commercio e stampato in sole 40 copie (in proprio e con l'aiuto del papà dice il colophon)ha ben tre illustrazioni a china di Festino e due dei racconti sono di Antonio Bellomi, ma quello che mi ha colpito in modo particolare è stato il raccontino di Alessandro Petruzzelli. Classico racconto di fantasmi con atmosfere adeguate, una tranquilla gita al lago, la presenza intangibile ma paurosa del fantasma, la fuga prima e il ritorno sul posto poi dei due protagonisti 'armati' per catturarlo e il finale regolamentare. Be' non ho detto che Alessandro ha sette anni... Complimenti al giovanissimo autore/editore che da solo, come mi racconta il papà Luigi, ha voluto pubblicare questo fascicoletto, certo con l'aiuto e la disponibilità dei 'grandi' ma con un suo apporto importantissimo.
Fantasmi di Natale si compone di 10 pagine e i racconti sono:
Il telefonino maledetto di A. Bellomi
Il fantasma del lago di A. Petruzzelli
Tentacoli neri nel cielo di Arese di A. Belomi (scritto appositamente e con Alessandro come protagonista)

lunedì 8 febbraio 2010

E-Doll

Questo pezzo di commento lo stavo scrivendo tra sabato e domenica (quella domenica) dopo aver procrastinato settimane. Avevo bisogno di raccogliere le idee e far sedimentare le sensazioni che il romanzo mi aveva dato quando a inizio dicembre lo avevo letto. Poi domenica mattina Mauro mi ha telefonato e mi ha detto di Ernesto. Ho lasciato il commento, con l'idea di continuare dopo... 'Dopo' è passato, poi è passato ancora un 'dopo' e poi ancora un altro. Lo posto lo stesso, anche senza rileggerlo così come l'ho lasciato. Non me ne voglia Verso, ma adesso ancora non mi sento di rientrare in fantascienza.


E-DOLL


Recentemente ho conosciuto Francesco Verso e proprio mentre ero nel bel mezzo della lettura del suo romanzo. L'occasione me l'ha data la fiera della piccola editoria di Roma, Più libri, più liberi, dove da un paio di anni gestisco lo stand della Delos Book. Quel pomeriggio eravamo rilassati a chiacchierare, Lanfranco Fabriani ed io, quando s'è presentato Francesco che col suo bel cartellino da operatore professionale con tanto di nome e cognome non poteva passare inosservato. Verso è un tipo che attira immediatamente, affabile e interessante, dopo le presentazioni ci siamo messi a parlare e la conversazione è continuata nei successivi pomeriggi. Abbiamo parlato di tutto un po', ovviamente sempre restando nella sfera libri-fantascienza-internet e ovviamente molto di E-Doll. Devo confessare che prima di iniziare la lettura del romanzo avevo evitato di leggere i commenti nei vari forum anche se sapevo che il romanzo stava suscitando molte polemiche. Neanche dopo averlo terminato ho letto le discussioni, volevo prima scrivere il mio commentino, poi vedrò cosa ne pensano gli altri. Prima di tutto voglio affermare che il romanzo mi è piaciuto. Riassumo brevemente la trama: la storia parte con il ritrovamento di un cadavere, un essere che ad un primo frettoloso esame sembra essere una squillo di alto bordo e che si rivela un E-Doll; non una persona umana nel senso comune del termine ma una sorta di avatar di un uomo. Uomo, donna, androgino, l' E-Doll è tutto questo, a seconda dei desideri di chi lo compra o lo affitta per un periodo di tempo. E quanto al suo scopo... il suo scopo è quello di sorridere, di permettere al suo temporaneo partner di vivere le proprie fantasie senza conseguenze perché un E-Doll non può morire veramente. Ad ogni piccola morte il suo corpo meccanico viene 'vivificato', la sua mente risvegliata e può continuare a vivere la sua pseudo vita al servizio degli umani. Ma questo particolare E-Doll non potrà più tornare a vivere perché i suoi componenti più importanti sono stati volutamente distrutti. Il compito dell'ispettore Gankin è quello di risolvere il mistero di un omicidio che si rivelerà solo la punta di un iceberg. Ecco quindi uno dei protagonisti, il poliziotto. Coinvolto anche emotivamente in quanto fruitore dei servizi degli/delle E-Doll e forse anche un po' innamorato di una di esse. Con uno stacco l'autore ci porta poi a conoscere un altro personaggio chiave: Maya, adolescente inquieta e ribelle che adora queste bambole di carne che vede passeggiare per le vie, bellissime e perfette, al punto di voler essere come loro. Nel suo 'cercare' la ragazzina incontra Angel, dal sorriso perfetto, a volte femmina, a volte maschio che la prende sotto la sua protezione nella convinzione che lei sia un modello perfezionato e non ancora in commercio da educare e instradare al lavoro.
Per non spoilerare troppo mi fermo qui, non voglio togliere a nessuno il gusto di arrivare a scoprire... l'assassino. Per le voci che mi sono arrivate mi è sembrato di capire che le polemiche sul romanzo siano nate dalla parte esplicitamente sessuale e bdsm. Già, una consistente porzione di E-Doll parla delle performances sessuali della ragazzina e dei suoi idoli. Certo su un Urania non s'era mai letta una cosa del genere! Devo dire che Altieri e Lippi sono stati coraggiosi a premiare Verso e a pubblicarlo proprio in Urania. Però, a mio parere, il tema è stato affrontato con delicatezza, non l'ho trovato mai volgare o fastidioso, la sola sensazione che ho avuto è stata di sorpresa, tutto lì. Sì, vero che può sconvolgere leggere di una ragazzina adolescente che si presta a giochi erotici con compagni di scuola e professori, che si tagliuzza la carne e si procura lividi per sentirsi viva. Può infastidire leggere di bambole di carne che si fanno brutalizzare col sorriso sulle labbra fino a morirne per la gioia di uomini disperatamente soli. Ma è tutto reso con leggerezza, con delicatezza ed è attinente alla storia. Poi il sesso non è il tema del libro, che mi rifiuto di definire erotico. Non lo è il delitto e la sua soluzione: non è un giallo. Più si procede nella lettura più il vero senso della storia si delinea. La ragazzina, Maya, vuole disperatamente essere una E-Doll, si veste come loro, si trucca come loro, sorride come loro e vuole pensare come loro. Un ribaltamento dello stereotipo del robot che si sente uomo, che vuole diventare uomo. Idea originale questa che ha avuto Verso e che ha sviluppato con abilità, non senza mettere come contraltare Angel che invece sta costruendosi una piena coscienza di sé e sta per arrivare a conquistare il libero arbitrio. Alla fine ci chiediamo chi è più umano, Angel, E-Doll che suo malgrado e senza possibilità di rifiutarsi sta pensando come un uomo, o Maya che cerca disperatamente di diventare una bambola di carne, schiava sessuale di uomini soli,

domenica 30 agosto 2009

Parenti serpenti

Ho fatto mezzanotte passata per finire Lo zio Silas un gotico di metà ottocento di un autore a me sconosciuto, tale Joseph Sheridan Le Fanu da Dublino (1814/1873). Certo mi direte: "Ma come Le Fanu! Quello di Carmilla! Un Maestro del gotico!" Ebbene sì, confesso la mia ignoranza, conosco di fama Carmilla, storia di vampiri, ma non sapevo di chi fosse. Le notizie su Le Fanu le ho spiluccate dalla corposa prefazione di Sandro Melano, che poi magari andrò a leggere completamente e con calma, ieri era troppo tardi e avevo sonno.
Il romanzo, di oltre cinquecento pagine, è il racconto degli anni formativi di una nobile ragazza inglese, in prima persona e sotto forma di autobiografia. Maud racconta gli avvenimenti accadutili quando diciasettenne, a metà del secolo, resta orfana di un padre distante e accecato dal senso dell'onore del 'nome' del casato e che per testamento la affida ad un suo fratello, Silas, al passato reprensibile.
La giovane quindi si ritrova a vivere con l'anziano zio che da giovane debosciato s'è trasformato in vecchio bigotto, con la di lui figlia Millicent e un contorno di personaggi che avranno poi nello sviluppo della trama parti rilevanti.
Devo dire che all'inizio la povera Maud resta un tantino antipatica, paurosa di tutto, eternamente indecisa e totalmente sottomessa prima al severo padre poi a chiunque mostrasse di avere, non solo autorità su di lei, ma anche soltanto un carattere più forte del suo. In seguito nell'arco del periodo di un paio di anni si vede poco a poco maturare in lei una determinazione che partita in sordina si manifesterà in pieno alla fine della storia. Quindi romanzo di crescita e di trovata consapevolezza di sè, il tutto ben inserito in un'ambientazione fosca, di ombre e segreti sempre accennati. La narrazione è in prima persona, quindi il lettore non sa più di quello che sa Maud, tranne pochi 'intarsi' che vengono però ben inseriti dall'autore per spiegare fatti che altrimenti non sarebbero comprensibili.
Le abitazioni dove la ragazza vive sono vecchie dimore nobiliari inglesi, isolate e cupe, una di queste quasi in rovina, dai lunghi corridoi male illuminati, le stanze polverose dalle imposte sprangate, i cortili invasi dalle erbacce. La casa dello zio Silas abitata e manutenuta solo in piccola parte mi ha ricordato Donnafugata, ma che differenza tra le stanze disabitate infilate una dietro l'altra, polverose e dai muri scrostati sì, ma illuminate dal sole di Sicilia e odorose di rose e limoni con queste di Bartram-Haugh polverose, scure, infestate dal ricordo di spettri del passato, gelide e dalle assi scricchiolanti!
Per contro all'esterno il parco e la tenuta sono di una bellezza e di una serenità totale, tanto che Maud e la cugina Millicent mostrano il lato più allegro del loro carattere solo nelle loro lunghe passeggiate all'esterno, quasi l'autore volesse bilanciare sole e buio, o forse far risaltare i momenti di tensione e orrore che accadono quasi sempre al chiuso.
Certo, perché è un 'gotico' e l'horror e la suspence sono chiaramente il perno di tutta la narrazione, dal classico "mistero della stanza chiusa" che si svelerà alla fine della storia alle allusioni a tremendi segreti e a vaghe intuizioni di menzogne e trame criminali che Le Fanu dissemina in ogni capitolo.
Lascia un pochino interdetti la fine della storia con un lieto fine a metà - ma i cattivi non 'devono' venir puniti? - ma nel complesso è stato di piacevole lettura a parte poche parti per le quali ho usato la mia 'lettura veloce' (salto di righe noiose). Lo stile dello scrittore è molto moderno (non so quanto abbia influito la traduzione di Annarita Guarnieri a rendere fluido un romanzo scritto un secolo e mezzo fa) e si legge velocemente nonostante le 524 pagine. Il volume con una sovracopertina abbastanza carina porta al piede di ogni pagina titolo e autore, cosa che apprezzo moltissimo - specie nelle antologie - ed è edito dalla Gargolye.


Lo Zio Silas (Uncle Silas, 1864) di Joseph Sheridan Le Fanu trad Annarita Guarnieri - Ed. Gargoyle - € 16,00

sabato 22 agosto 2009

Labirinti



Un bel libro. E intendo proprio libro nel senso di oggetto. La carta liscia e di una piacevole sfumatura crema, caratteri grandi e una bella copertina con le 'ali' nera e setosa al tatto per sole 16 euro. Poi il romanzo. Silverberg è una garanzia e anche questo romanzo non smentisce l'assioma. Con lui anche una storia vecchia come il cucco riesce a diventare lo spunto per qualcosa di nuovo, godibile e fresco. Il Labirinto, oggi ci può far pensare ad un videogioco ma nei primi anni settanta era una invenzione assolutamente nuova e aliena ed è esso stesso protagonista della storia con le sue trappole, i suoi trabocchenti. le sue insidie. Protagonisti tre uomini, e questa anche la dice lunga sul periodo in cui è stato scritto (niente donne nel racconto), un vecchio, un adulto e un giovane, lo scaltro, il disilluso e l'ingenuo. Il labirinto non è solo fuori ma anche dentro di loro, nell'intrico delle loro scelte, delle loro azioni dei rapporti dell' uno con l'altro. In breve la storia è questa Boardman, vecchio e astuto diplomatico e Ned suo giovane e ingenuo dipendente si recano su Lemnos per convincere Muller già esploratore e pioniere, ora in volontario esilio a causa di un 'dono' fattogli da una razza aliena, a tornare operativo per una missione che potrebbe significare la salvezza dell'Umanità. Alla fine il giovane Ned si ritroverà molto meno ingenuo e innocente e il Labirinto si dimostrerà più un rifugio che un luogo di morte. Storia affascinante che mixa avventura e introspezione, un accurato studio del carattere dei personaggi e delle interazioni tra di loro fanno di questo romanzo una lettura che sul primo livello viaggia liscia e leggera ma nel profondo dà da pensare.

L'uomo nel labirinto, The Man in the Maze (1969) di Robert Silverberg. Fazi Editore I ed. 2008

lunedì 17 agosto 2009

Una Fortezza inespugnabile.

Ancora un gradito regalo da Urania Collezione. Un Heinlein d'antan - 1964 - che non avevo letto (mica si può aver letto tutto di tutti!) che mi ha deliziato in questo fine settimana di ferragosto.
L'inizio del romanzo mi ha fatto esclamare - Ah, ma la solita storia di olocausto del periodo della guerra fredda... - ma poi andando avanti nella pur piacevole lettura il racconto delle peripezie da Robinson dei protagonisti si distende in una storia più articolata e complessa, dove l'autore affronta i temi del rapporto padre-figli e le complesse interazioni familiari, interazziali e sociali. Alcolismo, gelosia, conflitti di potere, razzismo vanno avanti per tutta la storia anche se in seguito assumono connotazioni diverse dalle premesse. In breve una guerra nucleare, babau degli anni in cui Heinlein scriveva, trasporta questo piccolo nucleo di persone chiuse nel loro bunker antiatomico, in un altro 'posto' che è però la Terra, diversa e uguale a quella da loro conosciuta, qui iniziano faticosamente la loro lotta per la sopravvivenza fino a che verranno in contatto con quelli che sono i veri padroni della Terra. Nella prima parte del romanzo, questa Robinsoniana, c'è un punto nel quale Farnham fa l'inventario delle cose che si sono salvate perché conservate nel suo bunker:
"Gli ultimi libri rimasti al mondo.
Almeno così pareva.
Provò un improvviso dolore, che la nozione astratta della morte di milioni di uomini non gli aveva procurato. Chissà perchè la distruzione di milioni di libri gli appariva più brutale e oscena che l'uccisione dei suoi simili. Tutti gli uomini devono moririe, questo era il destino comune.
Ma un libro non muore, e non dovrebbe essere ucciso; i libri sono la parte immortale dell'uomo. Bruciarli è come violentare un amico fiducioso e innocente."
È completamente in linea con il mio pensiero. Per altre cose no. Heinlein è uno dei miei scrittori preferiti, sa farmi sognare, vivere nei sui libri, ma alcune delle sue idee non sono le mie. La seconda parte del romanzo ti acchiappa prepotentemente e ti fa fare notte a leggere, lasciandoti poi un senso di soddisfazione e di pienezza alla parola 'Fine'.
Due parole per la copertina del sempre bravo Brambilla che stavolta però, per i miei gusti, ha ecceduto col rosso e blu dando un aspetto fosco e cupo all'immagine.
La fortezza di Farnham di Robert A. Heinlein, (1964) Urania Collezione 079 euro 5,50 pp 394


venerdì 7 agosto 2009

Un gioiellino che mi mancava

Rileggere Vance è sempre un piacere, poi leggere qualcosa che mi era sfuggito è stato un vero godimento! Avevo letto qualche commento entusiasta qui e là su questo Urania Collezione ma per la verità non avevo poi tutta 'sta voglia di leggere, poi quando il volumetto è arrivato a casa mi sono incantata a rimirare la stupenda copertina di Brambilla, che ogni volta sembra superare se stesso.
Insomma... me lo sono portato in 'vacanza' e dopo aver finito quello che avevo iniziato da tempo ho cominciato quasi svogliatamente a leggerlo la sera prima di dormire. Mi sono accorta che andavo a letto ogni sera un po' prima per la curiosità di leggere un altro po' di pagine, fino a che poi sono rimasta invischiata nella rete tessuta da Vance, rete intessuta con le luci e i colori del Grande Pianeta, popolata di strani personaggi, alieni quanto basta, ma profondamente umani nelle azioni e reazioni, anche se esasperate e tirate al limite. Be' il godimento è finito giusto ieri notte, anzi stamattina presto quando con dispiacere ho chiuso il libro e spento la luce. Ma negli occhi avevo ancora gli showboat che, riccamente decorati e pavesati solcavano il fiume Vissel chi scendendo a mare e chi risalendo la corrente. Che altro dire? Urania Collezione si dimostra ancora una volta un ottimo acquisto e le scelte editoriali, considerando le attuali difficoltà generali che sicuramente toccano anche le grandi Case Editrici, sono molto ma molto spesso più che adeguate alle aspettative dei lettori non superficiali. A volte come in questo caso raggiunge l'optimum.

Urania Collezione 078 - Il Mondo degli showboat di Jack Vance (Showboat World, 1975)

domenica 31 maggio 2009

Fantasmi!

Sto leggendo il n. 5 della collana La botte piccola. Devo dire che il volume pesa, ma pesa sul serio! Colpa o merito della carta usata, una bella carta consistente, come quella delle edizioni di lusso, leggermente sfumata color burro, il che per i miei occhi è ottima cosa. Caratteri di facile lettura e in cima alla pagina di dx autore e titolo del racconto che si sta leggendo. Peccato per la copertina brossurata, una cartonata ci stava meglio. Be' dicevo che sto leggendo questo Fantasmi di Natale e per tutto l'anno raccolta di racconti che spaziano da Kipling a Olivieri, scritti da uomini e da donne e tutti ovviamente che parlano di fantasmi. Ho appena pasato il giro di boa di metà libro ma voglio spendere due parole per un racconto che mi ha colpito in modo particolare.
"Compagni di gioco " di Adalberto Cersosimo.
Storia divertente e piena di riferimenti che un appassionato di fantascienza non può non riconoscere, in particolare la figura di Urbano Dellacroce, personaggio che spicca nel gruppo dei quattro giocatori sembra proprio qualcuno di noto... L'autore riesce ad essere divertente ma anche commovente e, sebbene si capisca in fretta che cosa siano i quattro giocatori non è mai noioso o sopra le righe. Nel finale, quando tutto si svela la figura del Professore fa uscire una lacrimuccia e l'ultima frase pronunciata da Urbano chiude adeguatamente il racconto.

Fantasmi di Natale... e per tutto l'anno - a cura di Antonio Bellomi, Ed. Della Vigna, collana La botte piccola n. 5 - euro 12,00


mercoledì 25 marzo 2009

Il fratello maggiore di Infect@

Ho finito di leggere l'ottimo Algoritmo bianco e in bocca m'è rimasto un sapore un po' dolce un po' piccante... ecco cioccolato al peperoncino! Dolce la sensazione di aver letto qualcosa di nuovo, stimolante e originale; piccante per l'emozione che mi ha dato, scenari metropolitani arrugginiti e maleodoranti che quando chiudevo il libro mi davano l'impressione di essermi sporcata a viaggiarci dentro. La Milano del futuro, un futuro più lontano di quello di Infect@ ma di questo continuazione ed evoluzione, è una città di cieli grigi, di neve avvelenata che si scioglie in gelida acqua sporca, di disperati alla ricerca di pezzi di carta scritta per curare la loro follia. Che bella la trovata di Dario! La pagina scritta antidoto al martellamento della insulsaggine delle pubblicità, delle parole dette a vuoto, del non dire nulla con immani costruzioni sintattiche. La parola... il verbo. In principio era il Verbo... E la pagina scritta, l'etichetta dell'acqua minerale, quella dei pelati, qualsiasi pezzo di carta scritto è un mantra e vale la sanità mentale di chi è colpito dai virus, basta leggere. È scoppiettante di idee questo algoritmo, ha ritmo e storia, un protagonista che non riesce ad essere cattivo come dovrebbe essere un killer... un po' pigro, un po' acciaccato... molto normale insomma. La scrittura di Tonani è cresciuta moltissimo da Infect@ a qui. Mi sono stupita di quanti modi trova per descrivere la sporcizia, il cattivo odore, il degrado. Mi sa che scriverò qualche riga in più dopo il ritorno da Fiuggi.

domenica 29 giugno 2008

La Venezia di Olivieri

Nella città lagunare, sul finire dell'800 Marcello studentello senza impulsi incontra la decadente Sveva, ultima discendente di una casata nobile, specchio della Venezia in disfacimento nella quale i due vagano apparentemente senza meta ma alla ricerca inconsapevole di qualcosa.
La cerca si concretizza nell'impellenza di trovare un quadro incompiuto, una tomba, e la risposta alla madre di tutte le domande 'chi siamo?'. Aiutati a volte e a volte contrastati dalla medium Olga e dalla misteriosa Fosca i due amanti vagabondano per calli e fondachi parlando, parlando e parlando.
Sembra quasi che la soluzione del mistero che li circonda sia solo un pretesto per parlare. Il romanzo sussulta nell'azione, a volte ingenuo ed elementare si distende quando dipinge la città e si fa profondo quando i due filosofeggiano. Ci ho trovato molto Gozzano - nostalgia di cose mai avute e mai viste - e pochissimo fin de siecle: la vicenda è ambientata intorno al 1880 ma a me a volte sembrava odierna. Il tono generale del romanzo è lugubre, tetro, di disfacimento e morte, le ombre del titolo sono sempre sottointese e spingono i due protagonisti verso il loro ineluttabile destino.
Proprio per quando dicevo sopra mi ha dato la sensazione di essere stato scritto in momenti diversi, la trama, l'azione da un Olivieri meno smaliziato e abile dell'Olivieri che parla attraverso Sveva. Notevolissima è la cartina, riproduzione di una mappa di Venezia dell'epoca, inserita in una tasca della copertina.

Ombre a Venezia di Raffaele Olivieri (2008, Edizioni della Vigna, collana La Botte Piccola 3, pagg. 243, euro 21,00 edizione per collezionisti, 16 euro per gli altri)

martedì 24 giugno 2008

Una Melma miracolosa

Ambientato nel 2050 in un'Italia che ancora paga le conseguenze dei tremendi attentati eco-terroristici degli Anni '20 e '30 è la storia di un sequestro di persona e di un mediatore che cerca il contatto coi rapitori. Padre Cattelan, il mediatore, deve affrontare una discesa agli inferi nel luogo dove sorgeva il petrolchimico di Porto Marghera ora abitato da un'umanità rassegnata e senza speranza. Nella storia è tutto sporco, melmoso, si sente quasi l'odore del petrolio e delle sostanze chimiche ancora presenti nell'aria. Gigantesche vongole mortifere e 'flauti', lamprede fuori misura e carnivore, sono i pericoli dai quali ci si può con fatica difendere le malattie no, quelle sono subdole e definitive. Come ho detto l'ho letto in poco tempo sono meno di 170 pagine ma dopo le mie performances degli ultimi mesi mi è sembrato un miracolo riuscire a concentrarmi su quello che leggevo.
Melma di Eraldo Baldini, (2007) Verdenero Storie di Ecomafia n. 3 Edizioni Ambiente, pagg 170, euro 10,00

giovedì 13 marzo 2008

La Crociata dei bambini, ovvero:

Mattatoio n. 5

Lettura oltremodo sofferta, ci sto sudando da più di una settimana, mi mancano quattropagine e mezzo e non ho nessuna curiosità di leggerle. Oggi me lo sono portato dal parrucchiere e nelle tre ore di seduta bene o male, tra un pettegolezzo e una telefonata sono riuscita a 'quasi' finirlo. 
Infastidita all'estremo dall'intercalare "così va la vita" infilato ad ogni passo e dallo stile che definire sconclusionato e infantile mi sembra poco. Pensierini da scuola elementare, slegati e fuor di logica. Per onestà devo dire che il corpo del romanzo risale un attimo ma di poco, resta il fatto che mettere assieme tragedia e buffonaggine mi irrita alquanto (mi sono rifiutata di vedere interamente La vita è bella di Benigni) e che se voleva essere un atto di accusa contro la guerra, anzi contro le guerre, l'effetto si perde in mezzo alle tante divagazioni e all'andirivieni di Bill su e giù per lo spaziotempo. Di guerra, di quella guerra, altri hanno scritto ben altro, questi ricordi perdono di significato inseriti in un contesto demenziale e assurdo, in una trama illogica e ad essere buona ironica. 
E non venitemi a dire che non capisco l'ironia nella fantascienza, ho riso con Venere sulla conchiglia e con Assurdo universo, con L'opera dello spazio e Galaxy rangers e con tanti altri, ma questo no. Unica nota positiva del libro è il costo: 7 euro e la soddisfazione di scrivere questo commento. 

Mattatoio n.5 (Slughterhouse-five) di Kurt Vonnegut Universale economica Feltrinelli n. 1858
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giovedì 31 gennaio 2008

Alieni buoni, alieni cattivi

Chissà perché 'The Changing" è stato tradotto 'Uomo Finto'? Alla fine questo Uomo Finto, questo alieno, che io avrei chiamato Mutaforma, è più vero di tanti uomini. Per il suo io in tutto il romanzo è un continuo imparare dagli sbagli, cambiare in meglio, crescere emotivamente. È un essere che pencola tra il sentirsi uomo ed il sentirsi donna e che alla fine riesce a trovare il punto sul quale fermarsi e fissa la sua forma per amore. Perché negli anni nei quali ha assunto la forma umana ha imparato ad amare. Ha imparato attraverso la sofferenza, la guerra, il contatto con gli esseri umani ad essere una persona. L'altro alieno, quello cattivo invece, è totalmente malvagio, nelle centinaia di anni in cui è vissuto ha raffinato la sua capacità di fare del male, vive solo per fare del male, stolidamente, senza una ragione se non il piacere che prova ad infliggere sofferenza. L'unico 'piatto' è l'umano un semplice uomo qualunque che naviga con tranquillità nel calmo mare delle abitudini, del lavoro, delle amicizie epidermiche. Uomo qualunque che si riscatta alla fine del romanzo prendendo una decisione che sconvolgerà la sua vita completamente. Il romanzo è ben costruito, di lettura veloce e con una trama avvincente, cala di tono solo quando descrive le nefandezze del 'cattivo', che in verità hanno un'evidenza minore delle vicende del Finto Uomo o della storia di Russell. Il finale del romanzo per una donna romantica come me è bellissimo.
I protomorfi (Camouflage, 2004) di Joe Haldeman, Urania 1530, pagg 276

Una sorpresa!

Ho sempre evitato come la peste Egan, qualcuno mi aveva avvisato che è 'difficile', per la verità ho preso in mano Axiomatic (Urania 1470) e La scala di Shild (Urania 1490) ma mi sono fermata alla quarta di copertina certa che non mi sarebbe piaciuto. Poi in Fiera il mese scorso il Curatore di Odissea me ne ha parlato bene e... insomma mi è venuta voglia di misurarmi con questo autore 'difficile' visto che oltretutto il romanzo non è lunghissimo. Ebbene ho avuto una gradita sorpresa con Oceanic! La storia è ben ambientata in un mondo che ti si svela poco a poco, in un tempo senza tempo dove tutto è permeato dalla religiosità, dal misticismo, e dove le religioni esistenti si tollerano e in certo modo si fondono. È il percorso di un giovane fulminato da ragazzino da un evento che lo rende, da tiepido a fervente credente di una 'Chiesa' che ha elaborato una dottrina fondata su una 'rivelazione'. Col passare degli anni e con la maturità Martin che ha intanto intrapreso studi di biologia scopre una verità sconcertante che cambierà totalmente il suo modo di pensare e di vivere. Egan affronta il tema della fede, della religiosità con tocco lieve, senza enfasi, portandoci per mano attraverso il cammino di un anima verso la conoscenza. Insomma un Egan veramente da leggere.
Oceanic (Oceanic, 1996) di Greg Egan, Odissea Fantascienza n. 6, pagg 123