domenica 21 dicembre 2008

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

Ecco, stamattina aprendo un sito che ancora è nel mio cuore trovo un post con gli auguri di rito. Lacrimuccia e sospiro, poi la decisione di fare gli auguri qui sul mio blog.
Ma non auguri generici. Voglio salutare gli amici, quelli che sento al telefono, quelli che sento per mail, quelli che non sento più ma che mi mancano. Non li nomino in ordine alfabetico né in nessun altro modo, solo come mi vengono e magari dimentico qualcuno:

Auguri Trifide e Trifidessa, auguri Fungo e Vinmar e Salvo che avete un posto specialissimo nel mio cuore, auguri Freesmo e Vecchio e Superiva, Renato e Topazio un bacio e un abbraccio per voi, auguri Lucky e Den Heb, Cletus e Tex (Thx) che siete lontani ma sempre ricordati, auguri Mago (che mi vergogno pure per non averti chiamato da un sacco di tempo) auguri dolcissima Panda e Miky mio specialissimo pusher personale, auguri ragazze in fiore di Um, Darkowl e Glozz e Nimue e un bacio a te Monica confidente e amica, auguri Joe Cool e Pugna e Ansible con le sue 'ragazze', auguri ai desaparicidos Redlua e Flake e Rammstein, auguri che arrivino giù giù fino a Doc e Psicodani ed Enrico Etneo (ma che fine hai fatto?) e a Darkyo (ti prego continua a scrivere), auguri Sergente e Biblio, auguri a Stormy (e prima o poi vengo su per conoscerti...) e agli amici di Roma che vedrò presto, Jommy Cross e Lonewalker, Guinlao e Bruno, e Alfasecur con Mirella e ancora Klaatu e Morgan e ultimo ma non ultimo Gully Foyle: compari di merende... cioè di cene romane all'insegna dell' SFQR.
Che il prossimo anno vi porti serenità e buona salute e... ogni tanto pensatemi.

giovedì 6 novembre 2008

La Terra prima di Atlantide della Cerrino

In un tempo lontano, quando il sole sorgeva ad ovest, l’intera Terra era sotto il dominio dell’impero Mu...

La piccola fine del mondo di Mordecai

Come annunciato giusto un anno fa, all’epoca di uscita di Livello 7 (in Urania Collezione 057) torna Mordecai Roshwald con il suo secondo e ultimo romanzo di fantascienza, questo Apocalisse tascabile (A Small Armageddon) del 1962, inedito in Italia. L’autore questa volta...

Ascoltiamo le stelle con J. Gunn

The Listeners, il romanzo di James Gunn che Urania Collezione presenta questo mese di settembre, pubblicato già nel 1978 col titolo Progetto Stelle in I libri di Robot 2, è in realtà...

Al Tempo di Leiber...

La narratrice delle storie di Il Grande Tempo è Greta Forzane, ventinove anni, reclutata dai Ragni come entraineuse per lavorare nel ‘Locale’, una delle tante Stazioni di Recupero e Luoghi di Intrattenimento per soldati in licenza. Ma Greta...

sabato 25 ottobre 2008

26 ottobre

Ottobre bastardo. Fino a ieri il sole scaldava ancora, stamattina l’aria frizza il cielo è terso e limpido come d’inverno e un altro anno è andato. Ieri... ieri era giugno.
Tutto il pomeriggio scalza a sciaguattare nell’acqua piovana che si era raccolta nel canale di scolo al bordo del marciapiede davanti alle case. Un marciapiede di sassi tondi legati con cemento che quando ci passava senza le scarpe doveva poggiare il piede attentamente per non sentire dolore. Poi era calato il sole, lentamente ma per lei troppo in fretta, come sempre. Adesso è sulla soglia, non vuole entrare, la cucina è buia, ristagna l’odore di fumo della stufa a legna spenta da ieri sera, odore di campagna, di mazzi di origano a seccare attaccati alle travi e serte di agli e collane di peperoncini.
Nonna sta in piedi sulla sedia le braccia distese sta girando la chiavetta della lampada a gas e con uno zolfanello accende il lume sospeso sulla tavola. La luce è calda, gialla, debole, le ombre pian piano si ritirano negli angoli della cucina, Nonna la chiama dentro, riluttante entra ma vorrebbe restare fuori, anche se ormai l’acqua stagnante s’è fatta fredda e non si distinguono più le case vicine, i panni stesi, i cespugli. Tutto è scuro, contorni neri che si stagliano in un orizzonte poco meno nero. Ora la porta è chiusa, sprangata, la stufa accesa con un minimo focherello per scaldare il latte della cena. L’odore è intenso, di vaccheria, di caldo, di fette pane messe sulla piastra della stufa per dimenticare che è raffermo. La bambina affronta la sua scodella con astio, non le piace mangiare è una perdita di tempo, tempo che ruba ai giochi, ai pensieri, ai sogni.
Lontano un cane abbaia, è il cane della Polveriera, il guardiano del guardiano; dall’altra parte della valle risponde il cane del Casale Rosso, un abbaio che muta in ululato, lungo e profondo. Più vicino, dal retro della casa, Lupa risponde con un latrato risentito.
Sono i Cani della Notte le dice la Nonna, si chiamano, si raccontano storie con i loro ululati, poi, quando tutti dormono, si raccolgono insieme e battono la campagna. I cani della notte hanno gli occhi rossi, occhi di fuoco, e quando sono in branco cercano prede, le dice Nonna, e se trovano un bambino fuori di casa lo prendono e lo portano nelle tane sottoterra, dove c’è un paese abitato da fate e streghe e da dove non si torna mai più. La bambina ascolta, il cucchiaio a mezz’aria, la bocca aperta, gli occhi sgranati.
L’eco degli abbai rimbalza per la vallata, a destra e sinistra lontano e vicino, non si chetano stanotte i cani. Nonna accende una candela e spegne la lampada a gas, in cucina solo un occhieggiare di braci dalla stufa accompagnano la bambina nella stanza accanto- Nonna la spoglia e la aiuta a salire sull’alto letto dal materasso rigido, le lenzuola fredde e umide, si spoglia a sua volta, infila la lunga camicia ed entra nel letto. La bambina le si rannicchia vicina, gli occhi spalancati nel buio ad aspettare fili di luce tra le fessure delle imposte, ad ascoltare le voci dei Cani della Notte.
Ieri era giugno, ieri il mondo era nuovo e le favole erano reali. Perché non sono uscita a cercare le tane dei cani della notte?
Oggi è ottobre, l’aria frizza e un altro anno se n’è andato, per sempre.

mercoledì 22 ottobre 2008

L'Incontro II



- Chi sei, Signore?
- Sono un Guardiano.
- Io ti conosco, ti ho già visto nel sogno. Sei venuto quando ero in quella cella... Tu mi hai liberato.
- Oltre la Barriera i miei poteri sono limitati. Ti ho aperto la porta ma tu dovevi fare il resto.


****


La donna era raggomitolata a terra come una palla di stracci, stracci sporchi di sangue rappreso, di polvere impastata di urina e fili di paglia. Sulle pietre mal sgrossate del pavimento uno strato di pietruzze le penetrava la carne e aumentava il martirio della poveretta. La cella era al buio, solo un vago chiarore indicava in alto un pozzo per la presa d'aria che sbucava nel cortile.
Il giorno precedente l'avevano prelevata, due omaccioni dal fiato puzzolente di cipolle mal digerite, e senza tanti complimenti portata nella sala dove l'aspettava l'Inquisitore. La stanza era grande, muri di pietra costruiti da pochi anni ma era già fredda e carica di dolore. Non era lei la prima a passare per quella camera. L'Inquisitore sedeva ad un tavolo di legno, scuro in viso, quel viso che lei aveva adorato, cercato con gli occhi ogni volta che veniva aperta la porta del Palazzo e i signori uscivano per la caccia o per qualsiasi altra cerimonia, per un rogo o una punizione pubblica. Accanto a lui il segretario pronto con le sue carte a trascrivere ogni parola che sarebbe stata detta le aveva lanciato un rapido sguardo di compassione e distolto immediatamente gli occhi. Il boia e il suo aiutante le avevano mostrato i ferri e la frusta: volevano la sua 'spontanea confessione' del crimine commesso.


- Figliola, noi siamo qui per permetterti di confessare i tuoi molti crimini, per punirti e riammetterti nella comunità, noi vogliamo liberare la tua anima dal male e dalle eresie che la infestano.
- Io non so di cosa parlate Monsignore, non ho fatto niente io - protestò singhiozzando la donna con la voce impastata.
- Sei la donna che viene chiamata strega? Neghi forse di esserti vantata di questo nome per tutta la contrada? -
- Mi chiamano così ma non ho mai fatto stregherie di nessun genere - urlò la donna - sono una buona cristiana e ho sempre fatto del bene a tutti. - continuò con voce più bassa.
L'inquisitore girò il viso verso il segretario che, la lingua stretta trai i denti per la concentrazione cercava di scrivere parola per parola il dialogo tra i due e rassicurato dall'impegno dell'uomo si volse al boia - Mostrate i ferri all'imputata - disse, e poi alla donna - ti verranno mostrati gli strumenti che ti libereranno dei tuoi peccati e se non confesserai verranno usati su di te.
La seduta era continuata per un pezzo e quando l'avevano riportata nella cella lei era una palla pulsante dolore ma non aveva confessato quello che non aveva mai fatto.
Ora mentre gradualmente la debole luce si affievoliva sempre di più e l'aria si faceva gelida all'avvicinarsi della notte un torpore innaturale si diffuse nelle sue membra doloranti e i suoi pensieri divennero sempre più confusi come se una nebbia scura le avvolgesse la mente.
Di fronte a lei, in un tenue bagliore azzurro, prese forma l'immagine di un una persona avvolta in un mantello scuro, il volto nascosto dal cappuccio, che tremolava come una fiamma ad ogni suo respiro.
L'uomo, se era un uomo, ristette a lungo senza un movimento, senza una parola, figura che a tratti si confondeva con le ombre della cella e che dall'ombra osservava e leggeva nel cuore della prigioniera.
Lei sentiva vagamente che qualcosa la stava analizzando, scavando nei suoi ricordi, nei suoi pensieri, ma era un tocco talmente leggero e lei talmente stremata che accettava senza ribellarsi quella invasione. Dopo un tempo che non seppe valutare e che le sembrò infinito la figura ammantata si volse verso la porta e con il gesto della mano fece scattare la serratura. La porta cigolando si aprì di uno spiraglio e mentre lei guardava sorpresa il prodigio l'uomo svanì e con lui l'abbandonò il torpore che l'aveva legata. Si tirò sulle ginocchia, in piedi, aprì completamente la porta e vide i carcerieri addormentati, la testa sul tavolo, i boccali di vino ancora pieni e le chiavi delle altre grate attaccate ad un chiodo. L'uomo le aveva aperto la via della fuga.



Su gentile richiesta di Darkyo ho messo l'antefatto.

sabato 11 ottobre 2008

L'incontro

La donna correva a perdifiato. Mancava poco ormai alla Barriera, poche centinaia di metri e sarebbe stata salva. I latrati dei segugi si facevano sempre più vicini, sempre più incalzanti. Nella notte senza luna, senza luce di stelle, non vedeva dove metteva i piedi scalzi e sanguinanti; la piana era arida e pietrosa, un vento gelido le asciugava addosso il sudore della corsa e le tagliava il respiro. I brandelli della sua lunga veste le sferzavano le gambe magre e sembravano quasi al servizio dei suoi aguzzini per impedirle la corsa, per farla raggiungere dai botoli ringhianti. La notte era al termine, già l’accenno di un’alba livida e nebbiosa stava schiarendo il cielo ad est, una luce lattiginosa e opaca che nascondeva più che rivelare le asperità del terreno. I latrati si fanno più vicini, da dietro e da i fianchi i segugi stanno convergendo su di lei, il gruppo che aveva trovato l’usta ha chiamato i compagni con ululati e abbai ed ora stanno per raggiungerla. Con ultimo sforzo accelera, i polmoni brucianti, una fitta feroce all’addome, i piedi feriti e doloranti. Ecco il bagliore della Barriera, un luccicore pulsante, vago e impalpabile, mancano pochi metri quando una buca nascosta dall’ingannevole luce dell’alba le afferra un piede e la tira giù. La donna, disperata, si ritrova distesa in terra, tenta di mettersi in ginocchio ha le palme delle mani escoriate, la bocca piena di polvere e pietruzze, i cani stanno per raggiungerla, alza gli occhi e misura con lo sguardo la distanza che la separa dalla salvezza, cerca di alzarsi ma adesso i segugi sbavanti e ringhianti le sono addosso, Una cagna le vola addosso con tutto il peso le unghie che raspano la pelle, il muso arricciato nel ringhio, il respiro fetido, la azzanna al fianco. Il capobranco le è sopra anche lui, tenta di morderle il collo, lei si difende come può, coprendosi il volto con il braccio e allo stesso tempo cercando di scansare i due cani rabbiosi, il resto del branco le gira intorno, i peli ritti, ringhiando e ululando come anime dannate. Sta per soccombere, sfinita dalla corsa, dalle settimane di prigionia, dalla sete e dal freddo. Cerca di difendersi dai morsi e dai graffi ma non riesce più a reagire, tra le lacrime vede la Barriera a pochi passi da lei ma incommensurabilmente lontana, accerchiata com’è dal branco e azzannata dalle due bestie. Improvvisamente al di là del bagliore una luce che non è quella dell’alba ormai avanzata, sembra un stella caduta a terra, e nella luce si forma una figura, la figura di una persona alta, avvolta in un mantello nero, un cappuccio gli copre la testa e il volto è nascosto nell’ ombra. L’uomo fa un passo, due, supera il confine ed arriva accanto a lei, i due cani al suo avvicinarsi guaiscono e indietreggiano, la coda bassa, il pelo ritto; il branco si allontana. L’uomo le porge la mano lei ci si attacca come a un salvagente il naufrago, si sente tirare su, prendere in braccio, sviene.
Quando apre gli occhi è ancora tra le sue braccia, calde e forti, la prima cosa che vede sono due occhi verdi come le foglie in primavera, occhi pieni di pietà e di comprensione, è al di là della Barriera, salva. Il sole sta spuntando, il primo raggio illumina una terra verde e azzurra, dove i venti del risentimento e dell’odio non soffiano, dove può continuare ad essere quello che sente di essere, dove può continuare a sognare.
- Chi sei, Signore?
- Sono un Guardiano.

mercoledì 8 ottobre 2008

Fiaba per addormentarsi




- Hai 38 e mezzo! Adesso bambina mia, resta sotto le coperte, al caldo; io mi siedo qui accanto a te e ti racconterò una storia. Tra poco farà buio, stellina mia, e pian piano con l’oscurità ti addormenterai mentre io ti parlo.
- Raccontami una storia di Guardiani e poteri sovrannaturali, per favore...
- Allora... vediamo... ah sì, ne ho una. E comincia come cominciano tutte le favole:
C’era una volta in una Terra che non è la nostra, un posto dove l’ordine era mantenuto da una genìa di esseri superiori, i Guardiani. Essi avevano strani poteri mentali - pensa che riuscivano a denudare l’animo delle persone che incontravano e che a loro non si poteva mentire - ed erano dotati di armi potenti, che però usavano di malavoglia. Il loro desiderio più grande era di non essere più necessari, di poter infine riposare dopo eoni di servizio, insomma avrebbero voluto che non ci fossero più cattivi o folli nel loro dominio. Due di loro, ognuno per proprio conto, nei momenti in cui tutto sembrava a posto si rifugiavano della dimensione del Sogno. Era questa una Terra diversa dalla loro, nella quale potevano entrare solo con lo Spirito, era una landa immensa, bellissima e aliena e dove infine si incontrarono per caso. Anche se nel sogno i due si riconobbero, si presero per mano e camminarono assieme nel sole.
- Piccola mia, vedo che i tuoi occhi si stanno chiudendo, dormi tesoro mio.
- No, ti prego racconta, dimmi i loro nomi, così che possa ricordarli e sognarli
- Pam era lei, una giovane pantera agile e scattante, morbida e tenera come un gattino o feroce come un grande felino quando si arrabbiava. Lui era Nico, bello come un raggio di sole in una giornata di pioggia, poteva essere duro come l’acciaio o morbido e caldo come una coltre di piume. Camminando camminando Pam e Nico, colleghi e amici ma non altro, si imbatterono in una strana costruzione, sembrava una casa, ma le pietre erano antiche, mezza diroccata, con muschio ed edera che coprivano i mozziconi dei muri. Aveva un non so che di desolazione e disperazione come se lo spirito di chi l’aveva abitata ancora aleggiasse nelle stanze vuote cercando qualcosa che aveva perso. Piano piano Nico si inoltrò all’interno del rudere, fino al cuore della casa, Pam lo seguì con passi incerti fino a trovarlo fermo davanti ad una cassapanca di vecchio legno tarlato chiusa con un lucchetto arrugginito. Senza una parola Nico con un solo gesto della mano fece saltare il lucchetto e aprì il coperchio. Dentro c’era una pietra grande come un pugno, opaca e grigia che trasudava dolore e pianto. La prese e al calore della sua mano la pietra lentamente, sotto gli occhi dei due Guardiani, cominciò a pulsare di un vago bagliore e un senso di pace e di perdono si diffuse intorno. Pamtese la mano e toccò la pietra ancora in mano a Nico e questa si spezzò in due parti uguali e nello stesso tempo iniziò a brillare come una stella.
Nico e Pam si guardarono negli occhi e in quel momento esatto compresero di amarsi.
Si amavano da sempre ma il loro amore era coperto da un velo, una nebbia che solo poche volte si era appena appena alzata un pochino, giusto per convincerli di essere soltanto amici. Ora la luce della gemma, perché ormai la pietra spezzata era brillante come una gemma, ora la sua luce aveva bucato la nebbia che avvolgeva i loro cuori e sapevano di amarsi. Nico e Pam presero ciascuno una metà della pietra e se la posero accanto al cuore...
Piccola mia ti sei addormentata ora... riposa tesoro mio, domattina la febbre sarà passata. La storia la finisco per me. O forse non è ancora finita. No, non è finita, chissà forse ci sarà qualche altra cosa da dire, ma adesso è tardi, s’è fatto buio, tu stai dormendo e io devo andare. A domani Stellina.

lunedì 6 ottobre 2008

Pronto a dicembre!

Ecco la copertina di "La storia di Urania e della fantascienza italiana". In questo terzo volume intitolato "I pionieri dell'infinito" l'autore, Luigi Cozzi, mette sotto la lente il periodo dal 1953 al 1957 e con interviste ad alcuni dei 'Grandi Vecchi' della fantascienza italiana ci porta indietro al clima dell'epoca quando uscivano Galassia, I romanzi del Cosmo, Oltre il Cielo e le altre fantastiche pubblicazioni ormai solo sugli scaffali dei collezionisti.
Dice Luigi Cozzi: "A dicembre esce "La storia di Urania e della fantascienza in Italia" volume 3, costo 39 euro, circa 400 pagine, dedicato alle varie pubblicazioni di fantascienza da ("Fantascienza" (di Garzanti) a "Oltre il Cielo") uscite tra il 1953 e il 1958, con interviste con Marco Paini, Sergio Spina, Annico Pau, Dino De Rugeriis, Maurizio Checcoli, Cesare Falessi, Armando Silvestri, eccetera eccetera".
L'altra copertina è quella del libro di J. H. Rosny Aine' I navigatori dell'infinito, anche questo uscito per i tipi di Profondo Rosso.