sabato 9 febbraio 2008

La Magia come Scienza esatta?

Immaginate un mondo parallelo dove la storia è diversa, dove a un certo punto a un bivio nel passato le strade si sono divise. È un mondo dove la magia esiste ma non è altro che una branca della scienza, un mondo dove tutto è diverso ma...

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giovedì 31 gennaio 2008

Alieni buoni, alieni cattivi

Chissà perché 'The Changing" è stato tradotto 'Uomo Finto'? Alla fine questo Uomo Finto, questo alieno, che io avrei chiamato Mutaforma, è più vero di tanti uomini. Per il suo io in tutto il romanzo è un continuo imparare dagli sbagli, cambiare in meglio, crescere emotivamente. È un essere che pencola tra il sentirsi uomo ed il sentirsi donna e che alla fine riesce a trovare il punto sul quale fermarsi e fissa la sua forma per amore. Perché negli anni nei quali ha assunto la forma umana ha imparato ad amare. Ha imparato attraverso la sofferenza, la guerra, il contatto con gli esseri umani ad essere una persona. L'altro alieno, quello cattivo invece, è totalmente malvagio, nelle centinaia di anni in cui è vissuto ha raffinato la sua capacità di fare del male, vive solo per fare del male, stolidamente, senza una ragione se non il piacere che prova ad infliggere sofferenza. L'unico 'piatto' è l'umano un semplice uomo qualunque che naviga con tranquillità nel calmo mare delle abitudini, del lavoro, delle amicizie epidermiche. Uomo qualunque che si riscatta alla fine del romanzo prendendo una decisione che sconvolgerà la sua vita completamente. Il romanzo è ben costruito, di lettura veloce e con una trama avvincente, cala di tono solo quando descrive le nefandezze del 'cattivo', che in verità hanno un'evidenza minore delle vicende del Finto Uomo o della storia di Russell. Il finale del romanzo per una donna romantica come me è bellissimo.
I protomorfi (Camouflage, 2004) di Joe Haldeman, Urania 1530, pagg 276

Una sorpresa!

Ho sempre evitato come la peste Egan, qualcuno mi aveva avvisato che è 'difficile', per la verità ho preso in mano Axiomatic (Urania 1470) e La scala di Shild (Urania 1490) ma mi sono fermata alla quarta di copertina certa che non mi sarebbe piaciuto. Poi in Fiera il mese scorso il Curatore di Odissea me ne ha parlato bene e... insomma mi è venuta voglia di misurarmi con questo autore 'difficile' visto che oltretutto il romanzo non è lunghissimo. Ebbene ho avuto una gradita sorpresa con Oceanic! La storia è ben ambientata in un mondo che ti si svela poco a poco, in un tempo senza tempo dove tutto è permeato dalla religiosità, dal misticismo, e dove le religioni esistenti si tollerano e in certo modo si fondono. È il percorso di un giovane fulminato da ragazzino da un evento che lo rende, da tiepido a fervente credente di una 'Chiesa' che ha elaborato una dottrina fondata su una 'rivelazione'. Col passare degli anni e con la maturità Martin che ha intanto intrapreso studi di biologia scopre una verità sconcertante che cambierà totalmente il suo modo di pensare e di vivere. Egan affronta il tema della fede, della religiosità con tocco lieve, senza enfasi, portandoci per mano attraverso il cammino di un anima verso la conoscenza. Insomma un Egan veramente da leggere.
Oceanic (Oceanic, 1996) di Greg Egan, Odissea Fantascienza n. 6, pagg 123

Il Matrimonio dell'Uomo del tempo

E di seguito, stuzzicata dall'Uomo del tempo questa Festa d'inverno a Barrayar, altro bel romanzo della Bujold. Naturalmente non avendo letto gli altri del ciclo - questo è uno degli ultimi - ho inciampato in una miriade di riferimenti ad avvenimenti passati, solo accennati per la verità ma che ti fanno sentire la mancanza di 'qualcosa'. Stavolta il protagonista è l'armiere Roic, giovane provincialotto e il sergente Taura che nonostante sia geneticamente modificata e trasformata in una macchina da guerra riesce ad essere personaggio affascinante e sfaccettato. Storia quasi gialla, senza cadaveri ma quasi e con una sola pecca (per me che non ho letto i romanzi precedenti): una lista di nomi degli invitati al matrimonio quasi interminabile. Be', non proprio una mera lista c'è un po' di descrizione, quasi come fosse il pettegolezzo di una loro vecchia amica che spiega chi sono gli invitati ad una giovane che ha appena debuttato. Lettura piacevole e veloce quindi questo
Festa d'inverno a Barrayar di Lois McMaster Bujold (Winterfair Gifts, 2003), Odissea Fantascienza n. 5 - pagg 125

martedì 15 gennaio 2008

L'uomo del tempo

Non conoscevo nulla del ciclo di Vorkosigan, anche se ne avevo sentito parlare da lettori entusiasti. Ora che ho letto questo romanzo anche io ho voglia di leggere il resto dei romanzi che lo compongono. La storia è quella di un ragazzo, un cadetto appena uscito dall’accademia, che deve imparare la difficile arte del comando e deve impararla ubbidendo. Ma si deve sempre ubbidire ciecamente? Questo è la prova alla quale Miles verrà sottoposto alla fine del suo tirocinio. L’eroe di questo romanzo non è un aitante, biondo, affascinante giovane ufficiale bensì un ragazzo con handicapp motori ma di grande carisma e intelligenza doti con le quali riesce a superare le difficoltà che gli si presentano. Insomma il racconto di una crescita, di una maturazione da ragazzo in uomo, con una solida ambientazione fantascientifica e descrizioni accattivanti dell’ avamposto in mezzo ai ghiacci dove viene assegnato temporaneamente. Un po’ sopra le righe la presentazione di alcuni caratteri che sembrano forzati e poco probabili e, in mezzo a diversi refusi ci sono brani che danno la sensazione di essere slegati dalla narrazione precedente, una sorta di ‘inciampo’ nella lettura che da liscia e oleata all’improvviso quasi si blocca, insomma quello che si prova quando distratti da altro veniamo sbalzati in avanti alla fine della scala mobile. Ciò nonostante il racconto è molto scorrevole e interessanteal punto di farmi desiderare di leggere tutti gli altri romanzi del ciclo.

Miles Vorkosigan. L’uomo del tempo (Wheatherman, 1990) di Lois McMaster Bujold, Odissea n. 18, pagg 124

Un'insidia da evitare.

E per questo due parole bastano e avanzano. Il suo maggior pregio è di essere breve, non breve come i due precedenti -150 pagine scritte con carattere più piccolo ma abbastanza da non addormentarcisi sopra per giorni. Per la verità ci ho messo qualche giorno a finirlo ma ci sono riuscita. Storia insulsa che non lascia traccia, ambientazione improbabile e finale ignobile. I protagonisti, uno specialmente, sembrano usciti da un vaudeville, guitti di mezza tacca. Non ho trovato assolutamente nessuno stimolo, nessuna curiosità nessun piacere nella lettura. Sì, è vero ho letto di peggio però dopo l’inizio veramente ottimo con i tre precedentemente commentati e dopo aver chiuso il 2007 in bellezza con Clone questo mi ha riportato a livelli di insofferenza per le storie mediocri o meno che buone. Eppure Pohl mi piaceva…
L’insidia del Glotch (Slave Ship, 1957) di Frederik Pohl, Odissea 14, pagg. 152

domenica 13 gennaio 2008

il fratello minore di Mindscan

Se non avessi letto Mindscan qualche tempo fa questo Furto di identità mi sarebbe piaciuto molto ma molto di più, a leggerlo adesso ha perso un po' di freschezza, di novità. Il tema è praticamente lo stesso di Mindscan il trasferimento della identità, dell'intima essenza di una persona in un corpo artificiale, l'ambientazione è su Marte piuttosto che sulla Luna e la trama è quella di un poliziesco. I 'topoi' del giallo alla Hammett ci sono tutti: l'investigatore privato da "100 dollari al giorno più le spese", il commissario che gli fa da spalla, la bellona piena di grana, una trama scoppiettante con ribaltamenti e colpi di scena e naturalmente la vittima. Insomma una storiella ben confezionata che, senza porre problemi metafisici come il fratello maggiore riesce a divertire e a far passare un paio di ore rilassanti.
Furto di identità di Robert J. Sawyer, Odissea n. 12, pagg. 126

Quasi un Fantaluna

Ebbene sì, questo romanzo della Asaro potrebbe benissimo essere stato pubblicato nei Fantaluna, la parte romantica è preponderante rispetto a quella scientifica che pure esiste ed è la struttura portante della storia. Confesso che la storia d'amore mi ha preso molto più della parte descrittiva e dell'ambientazione. La Asaro con una buona tecnica rappresenta una razza semi-aliena, gli abitanti di Cefeo infatti sono la mutazione geneticamente controllata secoli prima di esseri umani, riesce a rendere credibile Ghar Ko, ambasciatore del pianeta presso i terrestri e molto umana e femminile la protagonista Jess, comandante di astronave e unica persona capace di riuscire a gettare un 'ponte sull'abisso' che separa le due civiltà. Il romanzo è esattamente della giusta lunghezza, l'autrice non si fa prendere la mano dalla storia e non c'è una sola riga inutile. Ogni fatto, ogni accadimento è assolutamente necessario per la comprensione dei fatti e le spiegazioni scientifiche sono adeguate e non noiose o incomprensibili per chi come me è a digiuno di tali discipline. Infine ricordo che questo romanzo si inserisce nel disegno della Asaro di un grande 'ciclo dell' Impero Skoliano'.

Un ponte sull'abisso di Catherine Asaro, Odissea n. 10, pagg. 115

venerdì 11 gennaio 2008

Via alle letture del 2008!


Il 2008 è iniziato con la lettura de “Il linguaggio segreto” un breve romanzo da poco più di cento pagine scritte anche in caratteri grandi. Storia intrigante e ben costruita che però per i miei gusti è troppo corta. Vero è che la trama non lascia fili penzolanti e tutto il tessuto della storia è praticamente perfetto nonostante ciò mi ha lasciato con la voglia di continuare a leggere. In breve: una spedizione terrestre di ‘primo contatto’ sta studiando un pianeta da poco scoperto abitato da extraterrestri. La xenolinguista Toni Donato mentre è alle prese con la redazione di una grammatica e un dizionario della lingua parlata dagli autoctoni, lingua usata sia dagli uomini che dalle donne, scopre che queste ultime tra di loro comunicano in maniera che gli uomini non possano intenderle. A prima vista questo ‘linguaggio segreto’ sembra essere stato inventato dalle donne perché parte sottomessa e oppressa di una società maschilista, ma Toni alla fine riuscirà a scoprire la sua chiave di interpretazione e a permettere agli studiosi della spedizione di comprendere una civiltà definitivamente aliena dove non tutto quello che sembra è e dove quello che è nascosto è la vera essenza della società. Particolarmente gustosa è la ‘favola’ che tradotta con la sensibilità maschile risulta avere un significato mentre tradotta da Toni svela in pieno il segreto di Christmas, il pianeta del linguaggio segreto.

Il linguaggio segreto di Ruth Nestvold, Odissea n. 13, pagg. 117

giovedì 3 gennaio 2008

Il Premio Urania 2007

Quando si hanno alte aspettative non ci si accontenta di meno che dell’ottimo, poi se si ha solo il buono o il discreto si è portati a considerarlo mediocre o insufficiente. Prima di aver commentato un libro non leggo mai i commenti degli altri lettori ma questa volta ho seguito con attenzione tutte le discussioni nelle quali si è parlato di questo romanzo e sono rimasta sorpresa dalla diversità delle opinioni espresse dagli utenti dei due forum che frequento. Uraniamania è un sito di collezionisti è vero ma ciò non toglie che i suoi iscritti siano attenti lettori, e per la gran parte lettori assidui di Urania. Il giudizio espresso da loro si può definire meno che tiepido, in una media aritmetica non raggiunge la sufficienza e il maggior difetto che rilevano è lo stile troppo ‘barocco’ e le citazioni troppo insistite. Il Tenforward è un forum di lettori ad ampio raggio e scelte mirate, qui non si comprano ‘collane’ ma si scelgono autori e titoli selezionando secondo i propri gusti quindi chi ha comprato il libro l’ha fatto consapevole di leggere un romanzo connettivista, noir post-cyberpunk e nei giudizi è stato più che generoso. Il fatto che l’autore sia ben conosciuto in uno dei siti e poco presente nell’altro forse mette in moto un fattore ‘amicizia’ del quale in ogni caso si deve tener conto. Anche io ho aspettato e aspettato prima di scrivere qualcosa sul romanzo; in effetti non avevo proprio intenzione di scrivere alcunché, ma sono stata sollecitata da più parti ad esprimermi. Il genere non mi piace, non ho mai digerito Gibson e compagnia, tranne poche eccezioni, un paio credo, mi sono sempre annoiata a morte col cyberpunk che mi fa l’effetto di un sonnifero dimenticando in fretta quello che leggevo anche dopo poche ore. Veniamo al romanzo. Buona ed intrigante l’idea di base la trama resta ingarbugliata, almeno un personaggio chiave è presentato alla fine e non abbastanza delineato da essere rappresentativo. Il ritmo è lento e soporifero c’è poca azione e molte chiacchiere le citazioni tante e per chi non è un appassionato anche incomprensibili, chi dei lettori avrà compreso ‘sviccata’ per esempio? Insomma una sorta di ‘lessico familiare’ degli addetti, ma ricordiamoci che non tutti hanno letto Dick o sono stati alle Convention di fantascienza. Lo stile stesso del romanzo definito da alcuni ‘barocco’ sarebbe ottimo se solo evitasse alcune enfatizzationi e termini assolutamente desueti, la ricchezza della lingua non è una pecca ma un valore aggiunto se non eccede. Degli ‘interludi’ ho letto con interesse soltanto quello che parlava della Cabala, le spiegazioni tecniche, troppo tecniche, le ho spiluccate annoiata, ma questa è una mia limitazione di certo un lettore colto le avrà gradite. Per finire devo confessare che arrivata ad una decina di pagine dalla fine del romanzo mi sono addormentata e in seguito non avendo nessuna curiosità di sapere come andava a finire ho letto gli ultimi brani dopo un paio di giorni. Non ho consigli per l’autore, non mi reputo tanto competente da emettere giudizi e dare indicazioni, ho soltanto raccontato le mie sensazioni, le mie opinioni sul suo lavoro che di certo non ha bisogno di un mio parere favorevole per volare alto. Un’ultima parola sulla scelta della giuria che ha attribuito a quest’opera il Premio Urania 2007: a mio parere negli ultimi due anni i giurati hanno scelto romanzi che non hanno suscitato un consenso unanime tra i lettori; certo è difficile scegliere e indovinare gli umori di chi poi comprerà e leggerà e naturalmente ogni selezionatore e ogni giurato sceglie in base ai propri gusti ma forse un ampliamento o rinnovamento sarebbe opportuno.

Sezione Pi Quadro di Giovanni De Matteo, Urania 1528