sabato 12 febbraio 2011

San Valentino

San Valentino... Mai dato importanza a questa data, o forse quando ero ragazzina e sognavo rose rosse e cioccolatini. Strano ma poi le cose che hai sempre snobbato, guardato con aria di sufficienza diventano improvvisamente importanti, sei alla ricerca di conferme, di sicurezza, di considerazione. E così una festa che hai sempre giudicato consumistica, inutile, stupida diventa un giorno di attesa, di speranza di domande. Si ricorderà? Mi darà almeno un bacio? E intanto sai che non ci sarà nulla di diverso dal solito... abbracci accennati, parole che sono sempre le stesse, sguardi distratti e rassicurazioni che ti vuole bene, che non hai bisogno di conferme, che "quante volte devo ripetertelo", che "tu per me sei... " che "non potrei stare senza di te..." Per questo San Valentino niente rose o cioccolatini per me; tutto quello che cerco e che voglio è solo amore, in qualsiasi forma affettiva sia. Buon San Valentino amore mio.

domenica 6 febbraio 2011

L'Amore fa male


Alla luce livida dell'alba la vecchia si alza dal giaciglio di stracci e coperte rosicchiate dal tempo e guarda con indifferenza fuori del buco che chiama finestra e che è appena coperto da un foglio di plexiglass inchiodato al cemento crepato del muro; la neve brilla di una leggera fluorescenza, come succede quando i venti spirano da est, dalle Terre Morte. Infreddolita si rincantuccia accanto alla vecchia stufa di metallo, unico oggetto prezioso che possiede, e guarda pensierosa intorno cercando qualcosa da bruciare. Nella piccola stanza sono accatastate sedie rotte, assi, rametti, cassette di legno, pezzi di cuoio e legno senza forma, raccolti pazientemente l'estate precedente per bruciarli quando il gelo si sarebbe fatto insopportabile. Lo sguardo le cade su una cassetta tarlata dal coperchio ancora chiuso, con fatica si leva in piedi e presala per un angolo la trascina accanto alla stufa. La donna passa la mano disseccata attorno al bordo e fa scattare la chiusura solleva il coperchio e guarda senza emozione le carte custodite lì da chissà quanti anni. Prende manciate di carta e le infila nella bocca aperta della stufa, poi con un pezzo di legno grosso e pesante fa a pezzi il contenitore gettando tutto insieme alle carte. Si fruga in tasca e trovato l'accendino con attenzione dà fuoco al combustibile pregustando il calore temporaneo che riceverà. Vede un pezzo di carta ingiallita che le è sfuggito e lo raccoglie poi, presa da un impulso inusuale lo avvicina agli occhi acquosi e legge:

...ti avevo avvisato! Non dirmi che non l’avevo fatto. Te l’ho ripetuto più di una volta ma tu niente, tu non mi hai ascoltato. “Non innamorarti di me” ti dicevo, “l’amore fa male”. E tu che non avevi mai amato prima non sei scappato via da me, no tu mi hai fatto innamorare di te. Ma io conosco l’amore e so quello che accadrà. Quello che è già accaduto. Hai conosciuto i sospiri e i silenzi carichi di parole, hai provato le sensazione più intense proprio all’inizio, proprio la prima volta che ci siamo ‘ascoltati’. Ricordi la prima telefonata? Due minuti col fiato corto senza poter parlare, incapaci di dire una sola parola, con il cuore che alternativamente cercava di uscire dal petto e correre attraverso il niente verso il tuo cuore o si fermava d’improvviso scendendo fino in basso, fino a sentire una tensione sconosciuta giù nel posto dell’amore. E hai conosciuto il volo impazzito di mille farfalline dentro di te, nella pancia e la testa piena di nuvole, hai conosciuto le sensazioni più belle, e ogni volta che chiudevi il telefono hai conosciuto il senso di perdita di un bimbo che resta solo. Adesso sai cosa fa male quando si ama. Fa male terminare una conversazione, restare soli, fa male sentire la mancanza dell’altro anche se sai che è per poco, pochissimo tempo. Fa male sapere che è lontano che non puoi toccarlo, guardarlo negli occhi, sentire il suo odore, il suo calore il suo sapore. Fa male, amore mio, adesso lo sai. Ed hai conosciuto altre sensazioni anima mia… il morso acuto della gelosia. Tu non sapevi cos’è vero? Sì, certo immaginavi, magari comprendevi ma non ti era mai capitato prima di affrontare questa bestia dai denti aguzzi e dalle unghie affilate. Ed hai cercato di domarla la bestia, ma stai attento, è infida e bastarda e prima o poi tornerà, quando sarai stanco, quando avrai dubbi, quando meno te lo aspetti la gelosia tornerà ad avvelenarti il cuore. I dubbi… chi non ne ha? Ma questi sono diversi, questi fanno male, adesso hai bisogno di rassicurazioni. Sempre. E anche il dubbio è parte dell’amore, amore mio. E posso dirti cosa forse accadrà. Imparerai a modificare e poi a nascondere i tuoi sentimenti e lo farai per amore. Imparerai anche a mentire per amore, a negare di essere geloso, a celare le tue paure, paura di restare solo, paura di lasciare solo l’altro. E ti farà male. Però dolcezza mia, avrai in cambio tutto l’amore che puoi tenere nel tuo cuore, avrai una donna tutta per te, avrai un’amica, una moglie, una sorella. Avrai una puttana e una schiava e sarai l’unico ad avere la chiave del suo cuore. Ti basta per compensare il male che fa amare? Ti basta averla solo da lontano, avere solo la sua voce? Ti basta poterla incontrare, chissà, forse una volta soltanto? Certo la realtà, la fisicità sarà meno coinvolgente delle nostre fantasie, lo sappiamo tutti e due, ma sarà ‘vera’ saremo finalmente di carne e sangue e respiri e lacrime. La nostra storia è bella, amore mio ed è una storia pulita anche se ci sono altre persone accanto a noi, e ancora una volta fa male l’amore, fa male veder soffrire chi ci sta vicino, chi amiamo un po’ o molto. Ti avevo avvisato, ma tu non mi hai dato ascolto. E adesso ti amo.”


Quando finisce di leggere dagli occhi opachi scendono lacrime che non pensava più di poter versare; ricorda come era 'prima' forse cinquanta o sessanta anni fa, quando la neve era bianca e non fosforescente, quando amare aveva un senso, quando i sogni erano veri. Accartoccia il pezzo di carta stringendolo forte nel pugno e con rabbia lo scaglia nel piccolo fuoco malato che è tutto il calore che ora può avere.

domenica 30 gennaio 2011

TRIFIDATA ROMANA parte la quarta edizione!

Eccoci! Venerdì 29 gennaio si è riunito, davanti ad un piatto di bombolotti alla gricia, il comitato organizzativo della quarta Trifidata Romana, in persona di Jommy Cross e Doralys che assititi da Morgan, Bruno e Verso e alcune birre, hanno deciso che, a loro insindacabile giudizio, la data di inizio dovrà essere quella del 20 maggio e la chiusura dell'evento il 22 maggio.

Il programma di massima è già stato delineato:
venerdì adunata e caccia grossa, riposino e parca cena
sabato gita a sorpresa e sontuoso banchetto
domenica di nuovo caccia grossa a Porta Portese con finale strappalcrime di bacini e saluti.

Le prenotazioni saranno raccolte su Uraniamania da Jommy Cross. La partecipazione è libera per tutti gli amanti della fantascienza, Uraniamaniaci e non; per i romani e per chi arriverà dal grasso nord o dal caldo sud (Salvoooooooooooo!!!!!!)

venerdì 29 ottobre 2010

Un racconto di Guardiani

La donna si stringe nello scialle di lana pesante e guarda fuori della finestra, la neve fresca la abbacina, illuminata da un sole che non scalda più. Torna al tavolo di cucina dove ha già sistemato un foglio di carta e una penna, si siede e dopo aver sfregato le mani per scaldarle prende la penna, ne mordicchia l'estremità radunando i pensieri che le svolazzano nella testa come rondini, acchiappa sfilacci di idee e le riordina, poi inizia a scrivere una favola che non racconterà mai.

******

Mariposa vola. Ha volato per giorni e settimane e mesi, sempre più in alto, sempre cercando il limite delle sue forze. Ha volato oltre il suo mondo, passato i portali luminosi di innumerevoli altri luoghi. Mariposa, la splendida farfalla dalle delicate ali variopinte, intessute con fili di vanadio sottili come capelli, dopo che ha lasciato la sua amica Pam, la Guardiana, ha volato e imparato. I mondi che dall'alto ha osservato non sono diversi da quello che ha lasciato. Quello grigio ed essudante dolore e lacrime, il posto al quale apparteneva, dove ancora torna a riposare, tra i rami nodosi del vecchio albero contorto e morente. I mondi sono pieni di lacrime, pensa Mari, lucenti e colorati, profumati e pieni di musica di fuori ma sotto, sotto il velo che li ricopre Mari ha visto dolore, miseria, malvagità e malattia sparsi a manciate, il profumo ad aspirarlo forte diventa odore di morte la musica è lamentosa richiesta di aiuto. Ora Mari torna a casa, passa il nero portale e atterra leggera sul suo albero, le ali fremono un poco poi restano ferme mentre con la mente accarezza l'essenza del vecchio tronco. Saluta il suo amico perché ha preso una decisione, una che le fa male e la riempie di gioia allo stesso tempo. Lascia i rami intricati che l'hanno accolta e protetta per tutta la sua esistenza, se ne va con dolore verso una felicità che aspetta trepidando. Il vecchio albero non accetta le sue carezze, le estremità sottili dei suoi rametti sferzano l'aria cercando di trattenerla, di colpirla, fino a che spaventata ma risoluta si alza di nuovo in volo e lascia per sempre la sua casa.

***

È dinnanzi a Pam, la Guardiana, ora. Come le altre volte la donna la guarda con benevolenza nascondendo l'affetto che prova per lei dietro parole neutre e gentili.
-Cosa ti porta nell'Altrove, Mari? - le chiede quando la vede atterrare leggera davanti a lei. Ne ammira la grazia e la bellezza ma soprattutto l'audacia nel venire qui dove i Guardiani, controllori dei Mondi, hanno il loro posto nascosto e impenetrabile. Mari, col cuore che batte all'impazzata, le parla, le dice cosa vuole. Non cosa vorrebbe, ma cosa vuole con tutte le sue forze.
Gli occhi di Pam diventano lame di ghiaccio la voce un sibilo: -Perché? -
Mari, spavalda e determinata, sostiene lo sguardo della Guardiana - Cosa vuoi Mari, perché gettare via le tue ali che con tanto dolore hai ottenuto? Cosa ti spinge dunque? Vuoi il Potere? Il Potere dei Guardiani? Rispondimi! -
- Ho visto i Mondi, Pam. Ho sentito lamenti e gemiti, odore di morte e malvagità. Voglio aiutare! Non per il Potere, non per mettermi alla prova, no Pam. Voglio aiutare, essere una come te.
Sorride Pam. Finalmente la stringe tra le braccia e accoglie la sua nuova sorella. Con il cuore che canta Mariposa ripiega le ali e veste il nero mantello dei Guardiani.

La donna posa la penna e si alita sulle dita indolenzite e ghiacciate, fuori il sole lascia le ultime lame di luce sulla neve e la cucina è gelata. Senza rileggere quello che ha scritto piega il foglio si avvicina al camino dove occhieggia un po' brace, sistema alcuni pezzi di legno, posa il foglio sulla brace e soffia. La fiamma si alza incerta poi a poco a poco morde i legni mentre la carta diventata scintille sale su per la cappa e va fuori, nel vento, per arrivare oltre il mare dalla sua piccola farfallina che ora veste di nero.


(per Mariposa: una volta mi hai detto se scrivi quando stai male non scrivere mai più...)

giovedì 30 settembre 2010

*** Giovedì 14 ottobre 2010***

È giunto il tempo per Alys. In una fredda mattina di mezzo autunno lasciano la casa sul mare di Klees e salgono in montagna, al 'laboratorio' di Kohime. La prima neve ha già sporcato le strade di una spolverata di bianco che presto si tramuta in fango e l'aria gelida fa rabbrividire la ragazza che si stringe a Klees appena ne ha l'opportunità.
- Bene, siete puntuali! -esclama il professore quando i due entrano nello stanzone adibito a laboratorio.
Klees lo saluta con fare distratto perso in un pensiero sfuggente che cerca di riacchiappare, sentendo che è importante e vitale, mentre Alys timorosa e ancora non del tutto convinta si avvicina a Kohime ed esala un 'Buongiorno Professore' quasi inudibile.
- Vieni, cara. Ormai è tutto pronto, manchi solo tu - fa un sorrisetto incoraggiante e le mette la mano sulla spalla accompagnandola alla sua 'macchina'.
-Ora devi fare esattamente ciò che ti dirò, Alys. Questa è la documentazione che darai al mio io del passato e solamente a lui - le dice severo mettendole a tracolla una pesante sacca. - Ho dovuto stampare tutto quanto perché i supporti di archiviazione di adesso, pen drive e dvd non esistevano allora. - poi le ripete di nuovo - Non consegnarla a NESSUNO altri che a me. quando arriverai sarà nello stesso giorno, a un minuto di distanza, quindi secondo quello che mi hai raccontato sarai sola. Andrai immediatamente a casa mia, nella sacca c'è l'indirizzo, e mi racconterai tutto quello che è successo. Poi tornerai nel tuo alloggio e aspetterai il tempo necessario perché tu possa tornare qui con noi.
Alys annuisce ad ogni istruzione, lanciando di tanto in tanto occhiate a Max che sembra distratto e pensieroso. Kohime conclude il suo discorso con un -Bene, ora salutatevi, poi iniziamo.
Max si riscuote dai suoi pensieri, si avvicina alla ragazza e la abbraccia. Le avvicina la bocca all'orecchio e le sussurra - Alys non andare, resta con me. Ti prego, piccola. Ho paura che sia pericoloso. Lascia questo vecchio ai suoi esperimenti e torna a casa con me...
Alys gli chiude la bocca con un bacio e lo stringe tra le braccia con passione poi si stacca da lui con un - Tornerò, non ti libererai di me. Mai! - e va verso la macchina che ronza e ticchetta da qualche minuto. Sale sulla piattaforma, come è simile a quella che la portò, qui!, e posa la mano sulla leva guardando il professore con aria risoluta.
-Buon viaggio Ays! Aziona la leva. Ora! -

dal Gazzettino del Piemonte: Esplosione in una casa isolata nei pressi di Lurisia. Due morti e un disperso, le cause del disastro non sono note, ma sembra che si sia sviluppata una enorme energia cinetica che ha eiettato rottami a decine di metri di distanza. I corpi non sono stati ancora identificati, ma si presume che uno sia del proprietario della casa. I rilievi per scoprire le cause della tragedia sono in corso.

sabato 21 agosto 2010

...non

Alys guarda negli occhi Max cercando conforto e consiglio - Cosa devo fare, Max? Sarà pericoloso? - Professore - interviene Klees - questo 'viaggio' sarà a senso unico? Cioè Alys - le stringe forte la mano - non potrà più tornare qui e ora? - Kohime fa un largo sorriso, freddo come i suoi occhi -Ma certo che potrà, se vuole, tornare! Dovrà solamente aspettare qualche mese, il tempo per me, per il mio io passato, di costruire la macchina e la rimanderò indietro. - Klees scuote la testa dubbioso, ma non si verrebbe a creare un... come si chiamano... paradosso? un paradosso temporale?
Se Alys è tornata nel suo passato allora qui nel 2010 ci sarebbero due Alys adesso una vecchia, cioè una di sessanta anni e questa qui accanto a me di trenta... Per non dire che se poi dal passato è tornata qui sarebbero tre... - Alys lo guarda confusa senza capire nulla mentre Kohime scuote la testa con aria comprensiva - No, no, giovanotto non è come dice lei, ora le spiego... -e comincia a parlare velocemente con quella sua voce quasi ipnotica mentre i due ragazzi sempre con le teste che si toccano, le mani nelle mani, si perdono in fretta nelle sue parole lasciando parlare le loro mani che stringono, scaldano, carezzano la mano dell'altro.

***

- E questo sarebbe un laboratorio di fisica? - sussurra Alys avvicinando la bocca all'orecchio di Max. Sono appena entrati nello scantinato che il Professore chiama pomposamente 'il mio laboratorio' e si guardano intorno un tantino sconcertati dall'ambiente. Mura di mattoni a vista, macchiati qua e là di muffe e nerofumo, pavimento di cemento scabroso e impolverato ma al centro dello stanzone ronza come un zanzara una grande macchina, imponente, di metallo lucente, affatto simile a quella che Alys ricorda bene.
Kohime che li ha guidati zoppicando leggermente fin lì, la guarda orgoglioso come un padre guarda il figlio prediletto.
Eccola! - annuncia ai due - pronta per il collaudo, cioè per il viaggio iniziale - si corregge subito - Alys devo ovviamente fare gli ultimi controlli prima del countdown, inserire i tuoi parametri vitali, insomma dovrai restare qui, mia ospite, per un paio di giorni poi tornerai a casa, sei contenta?
La ragazza si stringe a Klees -veramente Professore io non so... Ecco qui è tutto così nuovo, così bello... - Mi sta dicendo che non vuole tornare a casa? - la interrompe Kohime lanciandole uno sguardo gelido - Io... io non ho nessuno là, e qui...- guarda Max negli occhi e gli sorride. Max la guarda e le bacia la fronte dolcemente - Potrai tornare Alys! Non saranno molti mesi, vero professore? Tornerai e io ti aspetterò. - Kohime alle parole di Klees si rilassa e sorridendo compiacente le dice -Ma certo Alys! Solo pochi mesi, massimo cinque, sei e lei sarà di nuovo qui e sarà una 'stella', glielo prometto. Lei signorina Brin sarà la prima viaggiatrice spaziotemporale! -
Non mi interessa essere una stella - risponde Alys guardando Max con occhi colmi di amore - vorrei solo tornare e ritrovare Max, ecco solo questo vorrei se proprio devo andare.
-Mi troverai ad aspettarti, Alys. Te lo prometto.







domenica 15 agosto 2010

...che

- Ora i miei studi sono completati, ho ricostruito la 'macchina', investendoci tutto quello che avevo, è finita e pronta per il... collaudo. - fissa negli occhi Alys - aspettavo solamente lei signorina per riportarla finalmente indietro, nel suo tempo, alla sua famiglia - la voce si fa dolce e suadente ma gli occhi restano freddi - poi potrò finalmente pubblicare la mia ricerca, dare al Mondo il Viaggio nel Tempo! continua con tono entusiasta.

Alys stringe forte la mano di Max - Mmmeee? -balbetta impaurita - co..cosa devo fare io professore? -
-Nulla di difficile Alys, solamente venire qui nel mio laboratorio e seguire le mie, semplici, istruzioni e in un batter d'occhio si ritroverà esattamente nel posto e nel tempo di partenza. Dovrà solamente all'arrivo contattarmi e consegnarmi un pacchetto che le darò, contenente le istruzioni per la costruzione di questa macchina del tempo funzionante.
-Ma... ma perché devo darle questo pacchetto? Non le sa di già queste cose? - lo interrompe confusa e senza comprendere.
-Perché così avrà il riconoscimento che gli spetta già nel 1983 - interviene Max -






martedì 3 agosto 2010

...cosa

Il professore parla per vari minuti mentre i due, magnetizzati dal suo sguardo intenso lo guardano senza muovere un muscolo, quasi senza respirare. - All'epoca non capimmo cosa successe, quale fu la causa dell'evento. Il nostro team aveva lavorato per mesi a quel progetto e il risultato era ben lungi dall'essere un salto in avanti nel tempo di così tanti anni. Noi studiavamo la possibilità di uno spostamento in avanti di pochi secondi e quella sera... quella sera dopo aver festeggiato con birra e pizza il completamento dell'esperimento uno di noi... - si fa riluttante - uno di noi mise il valore 2010, così per gioco.
-Ma cosa accadde di preciso Professore? -lo interrompe Max
- Non ne siamo ancora sicuri, dopo tanti anni di studio ho ipotizzato una lacerazione nel tessuto dello spazio tempo, ma non sappiamo. Non ci fu concesso di continuare il progetto. Io, Io soltanto per mio conto -la sua voce si fa sonora - ho insistito, studiato, provato, ma da solo! Senza nessun aiuto, con la sola mia forza! - gli occhi di Kohime si accendono di bagliori infuocati mentre parla, d'improvviso sembra che la sua faccia esca dallo schermo, i due ragazzi impercettibilmente si spostano all'indietro, le teste che si toccano, la mano dell'una in quella dell'altro a cercare protezione e conforto.

martedì 6 luglio 2010

qualc...

Alys sgrana gli occhi stupefatta - Mi aspettava? Come fa a sape... - le parole le muoiono in bocca, sta osservando l'uomo, sulla settantina, capelli quasi del tutto bianchi, la faccia rugosa e stanca, ma gli occhi! Gli stessi occhi severi e indagatori, la stessa bocca dalla piega imbronciata che ricorda in un uomo che vedeva sovente all'istituto, un ricercatore che la guardava senza osservarla, sempre preso dai suoi pensieri. Alys cerca la mano di Max e la stringe forte - È lui.. era al laboratorio non più tardi di due giorni fa - sussurra a Max - due giorni e ventotto anni fa.
Stringe la sua mano e lui risponde alla sua stretta, per confortarla, per sostenerla mentre parla fitto fitto col professore spiegando come ha trovato la ragazza, ancora sotto shock, nel proprio ufficio e della storia incredibile che questa gli ha raccontato. Kohime annuendo col capo non mostra la minima sorpresa, anzi quasi spazientito ad un certo punto lo interrompe -Si, immaginavo che succedesse quello che è successo. Vedete io sono uno di quelli che stavano lavorando su quell'apparecchiatura anni fa e quando successe... l'incidente - dice, pronunciando la parola con ritrosia - la macchina era settata sul 2010. Così l'avevamo lasciata quella sera prima di partire per il week end. - L'attenzione di Alys e di Max è ora catturata completamente da quello che sta raccontando il professore.

lunedì 5 luglio 2010

Qualcosa

Questo tipo deve essere un megalomane - esclama Max - ho trovato il suo profilo in tutti i social network che conosco! - Alys lo guarda senza capire - Dove? - mormora flebilmente.
- Social network... sono siti dove puoi mettere informazioni sul tuo conto, conoscere gente, parlare in chat ed anche in video chat. - si accorge che la ragazza è spaesata - Ecco -le spiega - qui per esempio c'è il suo profilo, è online ed è disponibile ad una videoconferenza... se accetta... ora provo.
Digita svelto Max e Alys gli si siede accanto per vedere cosa sta facendo, per la verità più affascinata dal veloce movimento delle dita sulla tastiera che da quello che lo schermo sta mostrando.
"Salve sono Massimo Klees e sono in compagnia di una ragazza, Alys Brin, che ha bisogno di alcune informazioni che solo lei, professore può darle" schiaccia "invio" e quasi immediatamente giunge la risposta: "Prego accettare la videochiamata".
-Visto Alys? ci ha risposto e vuole parlarci! Una persona gentile, no? - mentre parla preme l'OK e accetta la chiamata, lo schermo si illumina e appare la faccia dai tratti orientali del Professor Kohime. Alys curiosa e trepidante avvicina il capo a quello di Max per vedere il Professore e questi scorgendola, la fissa per qualche istante e poi li stupisce entrambi: - Benarrivata Alys, la aspettavo.