martedì 18 maggio 2010

A casa!

Alys torna a casa. Cammina Alys, cammina da giorni e giorni. Il Mondo che l'ha accolta con un sole splendente sta morendo. Nuvole scure viaggiano nel cielo e venti gelidi spazzano le strade e i giardini ormai senza colori. S'è incamminata riluttante, un passo o due e poi si volgeva indietro finché è arrivata al grande portale scintillante che sta per varcare. Si siede a terra mettendosi di lato e lancia alternativamente sguardi al Mondo cercando un accenno di sole e al Portale cercando di bucare la nera cortina che la separa da Casa. Aspetta per molto tempo, sperando ancora di poter restare, che il sole torni a scaldarla che le voci che sente nella testa smettano di sussurrarle "vattene donna, noi non ti vogliamo". Le voci che si fanno sempre più insistenti e pressanti, voci cariche di insofferenza, voci cattive. Alla fine, dopo un tempo che le sembra piccolo ma che è stato grande, si alza e con passi incerti va verso il portale, si volta per l'ultima volta a guardare il Mondo e poi con un passo è di là.

La nebbia nera si dirada lentamente e ai suoi occhi stupiti appare il suo vecchio Mondo, la sua Casa. Qualcosa di terribile è accaduto: il cielo è scuro ma non perché è notte, un sole opaco e grigio, senza calore e senza luce, occhieggia allo zenit; il terreno è polveroso e arido e fuochi dal nero fumo si levano d'intorno ammorbando l'aria che respira. Il vento è una mano ghiacciata che si infila sotto i suoi vestiti mordendole la pelle, nella testa sente lamenti e grida terrorizzate che sembra provengano dalla terra stessa. Nessun segno di vita, né alberi né animali solo desolazione e freddo, solo buio e morte.

Si gira di scatto e si ributta attraverso il portale ma... un muro invisibile la fa rimbalzare lontano ben dentro il morto mondo che fu la sua Casa. Si rialza dolorante, piccole pietre aguzze le hanno graffiato la pelle, e torna con cautela al Portale, lo scintillio s'è spento ora e solo la nera forma nebbiosa si intuisce; sta lentamente svanendo imprigionandola là dove si trova, dove non vuole restare. Cerca di nuovo di passare ma ormai il Portale è solo un'idea e intorno a lei resta la desolazione. Si butta a sedere a terra Alys, e abbracciate le ginocchia piega la testa e piange.

giovedì 13 maggio 2010

A Senigallia!

Prenotato l'Hotel per i tre giorni di kermesse marchigiana. A Senigallia dal 4 al 6 giugno si riuniranno una manciata di amici per visitare la mitica Fondazione Rossellini, seguire un panel sul restauro di libri "vissuti" e finalmente chiacchierare, ridere e stare assieme. Per adesso so di sicuro di altri sei partecipanti. Pochi? Sì ma buoni! Uno mancherà, e so che sarebbe venuto se avesse potuto, altri verranno e sarà una sorpresa per me ritrovarli. A presto!

lunedì 19 aprile 2010

Fantasmi di Natale (2009)

Di ritorno dalla Italcon/Deepcon di Fiuggi, come ogni anno, con una sporta di bei volumi nuovi fiammanti, ancora profumati di inchiostro e col borsellino, ahimè, vuoto mi sono subito piazzata sul divano col più piccino. Non proprio un libro ma un fascicoletto dal titolo 'Fantasmi di Natale', antologia di racconti curata da Alessandro Petruzzelli, figlio del più noto patron delle Edizioni della Vigna. Il fascicoletto, fuori commercio e stampato in sole 40 copie (in proprio e con l'aiuto del papà dice il colophon)ha ben tre illustrazioni a china di Festino e due dei racconti sono di Antonio Bellomi, ma quello che mi ha colpito in modo particolare è stato il raccontino di Alessandro Petruzzelli. Classico racconto di fantasmi con atmosfere adeguate, una tranquilla gita al lago, la presenza intangibile ma paurosa del fantasma, la fuga prima e il ritorno sul posto poi dei due protagonisti 'armati' per catturarlo e il finale regolamentare. Be' non ho detto che Alessandro ha sette anni... Complimenti al giovanissimo autore/editore che da solo, come mi racconta il papà Luigi, ha voluto pubblicare questo fascicoletto, certo con l'aiuto e la disponibilità dei 'grandi' ma con un suo apporto importantissimo.
Fantasmi di Natale si compone di 10 pagine e i racconti sono:
Il telefonino maledetto di A. Bellomi
Il fantasma del lago di A. Petruzzelli
Tentacoli neri nel cielo di Arese di A. Belomi (scritto appositamente e con Alessandro come protagonista)

giovedì 8 aprile 2010

L'aspettavo da dicembre, finalmente mi è arrivata la lettera di invito! Credo di far cosa gradita agli organizzatori copiandola qui sul blog. Quindi al ritorno dall'Italcom di Fiuggi via alla Mangiaparole!


Ciao Doralys,
ecco l'invito alla festa di apertura della libreria MANGIAPAROLE, gestita da Edizioni Progetto Cultura, che mettiamo a disposizione di tutti i nostri amici e di tutti gli appassionati di lettura e scrittura.
Confidando di averti fra noi, ti salutiamo caramente

Domenica 18 aprile 2010 dalle ore 17,00 Edizioni Progetto Cultura con amici, autori, conoscenti, giornalisti e personaggi di romanzi festeggia l'apertura della libreria caffè letterario Mangiaparole
Via Manlio Capitolino 7/9 - 00181 Roma (metro Furio Camillo)

lunedì 8 febbraio 2010

E-Doll

Questo pezzo di commento lo stavo scrivendo tra sabato e domenica (quella domenica) dopo aver procrastinato settimane. Avevo bisogno di raccogliere le idee e far sedimentare le sensazioni che il romanzo mi aveva dato quando a inizio dicembre lo avevo letto. Poi domenica mattina Mauro mi ha telefonato e mi ha detto di Ernesto. Ho lasciato il commento, con l'idea di continuare dopo... 'Dopo' è passato, poi è passato ancora un 'dopo' e poi ancora un altro. Lo posto lo stesso, anche senza rileggerlo così come l'ho lasciato. Non me ne voglia Verso, ma adesso ancora non mi sento di rientrare in fantascienza.


E-DOLL


Recentemente ho conosciuto Francesco Verso e proprio mentre ero nel bel mezzo della lettura del suo romanzo. L'occasione me l'ha data la fiera della piccola editoria di Roma, Più libri, più liberi, dove da un paio di anni gestisco lo stand della Delos Book. Quel pomeriggio eravamo rilassati a chiacchierare, Lanfranco Fabriani ed io, quando s'è presentato Francesco che col suo bel cartellino da operatore professionale con tanto di nome e cognome non poteva passare inosservato. Verso è un tipo che attira immediatamente, affabile e interessante, dopo le presentazioni ci siamo messi a parlare e la conversazione è continuata nei successivi pomeriggi. Abbiamo parlato di tutto un po', ovviamente sempre restando nella sfera libri-fantascienza-internet e ovviamente molto di E-Doll. Devo confessare che prima di iniziare la lettura del romanzo avevo evitato di leggere i commenti nei vari forum anche se sapevo che il romanzo stava suscitando molte polemiche. Neanche dopo averlo terminato ho letto le discussioni, volevo prima scrivere il mio commentino, poi vedrò cosa ne pensano gli altri. Prima di tutto voglio affermare che il romanzo mi è piaciuto. Riassumo brevemente la trama: la storia parte con il ritrovamento di un cadavere, un essere che ad un primo frettoloso esame sembra essere una squillo di alto bordo e che si rivela un E-Doll; non una persona umana nel senso comune del termine ma una sorta di avatar di un uomo. Uomo, donna, androgino, l' E-Doll è tutto questo, a seconda dei desideri di chi lo compra o lo affitta per un periodo di tempo. E quanto al suo scopo... il suo scopo è quello di sorridere, di permettere al suo temporaneo partner di vivere le proprie fantasie senza conseguenze perché un E-Doll non può morire veramente. Ad ogni piccola morte il suo corpo meccanico viene 'vivificato', la sua mente risvegliata e può continuare a vivere la sua pseudo vita al servizio degli umani. Ma questo particolare E-Doll non potrà più tornare a vivere perché i suoi componenti più importanti sono stati volutamente distrutti. Il compito dell'ispettore Gankin è quello di risolvere il mistero di un omicidio che si rivelerà solo la punta di un iceberg. Ecco quindi uno dei protagonisti, il poliziotto. Coinvolto anche emotivamente in quanto fruitore dei servizi degli/delle E-Doll e forse anche un po' innamorato di una di esse. Con uno stacco l'autore ci porta poi a conoscere un altro personaggio chiave: Maya, adolescente inquieta e ribelle che adora queste bambole di carne che vede passeggiare per le vie, bellissime e perfette, al punto di voler essere come loro. Nel suo 'cercare' la ragazzina incontra Angel, dal sorriso perfetto, a volte femmina, a volte maschio che la prende sotto la sua protezione nella convinzione che lei sia un modello perfezionato e non ancora in commercio da educare e instradare al lavoro.
Per non spoilerare troppo mi fermo qui, non voglio togliere a nessuno il gusto di arrivare a scoprire... l'assassino. Per le voci che mi sono arrivate mi è sembrato di capire che le polemiche sul romanzo siano nate dalla parte esplicitamente sessuale e bdsm. Già, una consistente porzione di E-Doll parla delle performances sessuali della ragazzina e dei suoi idoli. Certo su un Urania non s'era mai letta una cosa del genere! Devo dire che Altieri e Lippi sono stati coraggiosi a premiare Verso e a pubblicarlo proprio in Urania. Però, a mio parere, il tema è stato affrontato con delicatezza, non l'ho trovato mai volgare o fastidioso, la sola sensazione che ho avuto è stata di sorpresa, tutto lì. Sì, vero che può sconvolgere leggere di una ragazzina adolescente che si presta a giochi erotici con compagni di scuola e professori, che si tagliuzza la carne e si procura lividi per sentirsi viva. Può infastidire leggere di bambole di carne che si fanno brutalizzare col sorriso sulle labbra fino a morirne per la gioia di uomini disperatamente soli. Ma è tutto reso con leggerezza, con delicatezza ed è attinente alla storia. Poi il sesso non è il tema del libro, che mi rifiuto di definire erotico. Non lo è il delitto e la sua soluzione: non è un giallo. Più si procede nella lettura più il vero senso della storia si delinea. La ragazzina, Maya, vuole disperatamente essere una E-Doll, si veste come loro, si trucca come loro, sorride come loro e vuole pensare come loro. Un ribaltamento dello stereotipo del robot che si sente uomo, che vuole diventare uomo. Idea originale questa che ha avuto Verso e che ha sviluppato con abilità, non senza mettere come contraltare Angel che invece sta costruendosi una piena coscienza di sé e sta per arrivare a conquistare il libero arbitrio. Alla fine ci chiediamo chi è più umano, Angel, E-Doll che suo malgrado e senza possibilità di rifiutarsi sta pensando come un uomo, o Maya che cerca disperatamente di diventare una bambola di carne, schiava sessuale di uomini soli,

domenica 17 gennaio 2010

Ernesto Vegetti

Ciao Ernesto.

Con te se ne va un pezzo importante anche se breve della mia vita; pochi anni nei quali ho imparato a conoscerti ed apprezzarti, a sentirti mio amico, a confidarmi con te, ad imparare da te, ad essere migliore. Grazie per tutto quello che mi hai dato.
Sto piangendo per te, amico mio e ti rimpiangerò per sempre.

Per te ho rubato queste parole:

"Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non Aquilo inpotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum."
(Orazio, carme 30)

mercoledì 30 dicembre 2009

I fabbricanti di universi - La storia di Urania volume IV


Eccoci qui! Puntuale a fine anno mi arriva la copertina del prossimo volume della Storia di Uranian e della fantascienza in Italia di Luigi Cozzi. Copertina che vi mostro in anteprima, stavolta pare abbia abbandonato lo sfondo nero per uno marron, ma non si vede il retro. Il volume parte dal 1959, gestione Fruttero e Lucentini, e approda al 1966 con escursioni in Gamma e Galassia. Quattrocentocinquanta pagine per 39,00 euro. Quest'anno Doralys non sarà disponibile a comprare per la cordata di amici di UM, per vari motivi di salute e logistici, quindi il mio amico Biblio che so legge questi post è pregato di avvisare gli altri. Forse da Roma qualcun'altro potrà andare da Cozzi e fare la spesa per tutti gli altri. Con questo vi lascio alla contemplazione della copertina e vi faccio i miei auguri per un ottimo 2010.

venerdì 25 dicembre 2009

SABY

Questo è il mio regalo di Natale per Sabrina, dieci anni.


-Buon Natale bambina mia! - La donna passa la mano sui ricci aggrovigliati dal sonno della ragazzina che si è appena svegliata. La stanza è ancora fredda, la stufa accesa da poco non dà che un leggero tepore, fuori la neve è alta e i vetri della finestra sono incrostati di ghiaccio.
- Fa ancora freddo piccola, aspettiamo che la stanza si riscaldi poi potrai vestirti e usciremo a giocare nella neve.
- Allora voglio una storia... un regalo di Natale! - esclama la bambina. La mamma si sistema lo scialle sulle spalle e sorride.



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Saby sta tornando da scuola, lo zainetto sulle spalle che si fa sempre più pesante ad ogni passo, cammina veloce schivando le persone che incrocia, attenta a dove mette i piedi, che non tocchino le giunzioni del marciapiede. Immagina che quella sia la soglia per entrare nel mondo accanto e poi perdersi per sempre. Fa freddo e pensando al calore della sua casa, alla tavola apparecchiata e al pranzo preparato dalla sua mamma si distrae un attimo e finisce addosso ad un signore intabarrato in un cappotto grigio di lana pesante che con un gesto di stizza la spinge via e prosegue il suo cammino.
Perso l’equilibrio il piede destro finisce proprio sulla fessura che separa due pezzi del cordolo e...comincia a cadere.

Cade e cade, come portata dal vento, perdendo lo zaino e il cappellino; cade sulla sabbia rovente, sotto un sole cocente che illumina di una luce purpurea un deserto di rocce e pietre aguzze. Rotolando su se stessa si ritrova seduta a terra, con gli occhi spalancati a chiedersi dove si trova e come ci sia arrivata. Il caldo è infernale e si strappa dalle mani i guantini di lana e slaccia il piumino cercando un sollievo che non trova nemmeno quando toglie anche il maglione restando con la sola camicetta. Si alza infine, si guarda intorno e vede solo desolazione, non un albero, non un’ombra, nulla di nulla. Cerca di trattenere le lacrime che le riempiono gli occhi sperduta e senza sapere cosa fare.

Saby è da pochi minuti in quel mondo senza nome, senza sentieri, senza null’altro che un sole ardente quando sente un lontano ronzio. Scruta il cielo rossiccio strizzando gli occhi, cercando di abituarsi al differente colore che sembra modificare la prospettiva delle cose e vede un puntino che avvicinandosi si fa sempre più grande. Rincuorata segue con spaspodica speranza il volo dell’oggetto in avvicinamento che pian piano si svela come una sorta di zattera piatta con un parapetto sul davanti e sulla quale indovina più che vedere tre o quattro alte figure.
Saltellando e sbracciandosi urla con quanto fiato ha in gola per attirare la loro attenzione e farsi vedere fin quando non è sicura che la zattera sta dirigendosi proprio verso di lei.



Il suono lacerante di un allarme fa sobbalzare Nico che era alle prese con un rapporto quanto mai noioso. Preme il pulsante per far tacere il rumore e legge il messaggio che è apparso sul monitor, poi si mette in contatto mentale con Pam.
-Emergenza su Jewel-5, un terrestre ha superato il portale senza autorizzazione. Bisogna controllare.
-Jewel-5? Non è quel deserto infernale dove abbiamo perso visitatori in modo inesplicabile?
-Esatto - risponde Nico - Dobbiamo indagare a fondo, la chiamata è arrivata proprio a noi. Preparati e vai, ma... fai attenzione e al bisogno chiamami.
-Vado immediatamente, quel mondo è pericoloso. Dammi le coordinate per il salto - risponde Pam che parlando ha infilato il lungo mantello nero ed ha tirato su il cappuccio coprendo buona parte del volto.



La zattera si libra a mezz’aria, ora la vede bene. E’ lunga quanto un autobus ed ha qualche sedile e nel centro una specie di cassa di plastica con piccoli fori. Tre personaggi sono sul davanti e gesticolando parlano tra loro in una lingua che non capisce. Sono alti e magri, paludati in lunghe tuniche leggere porpora o viola bordate di oro, e sul volto una maschera di metallo che li fa sembrare tutti uguali, alieni e senza emozioni. Saby, perplessa li guarda senza capire, quando all’improvviso uno dei tre si scosta dagli altri e chinatosi prende una specie di fagotto che era ai suoi piedi, lo tiene alto e con un gesto ampio lo getta addosso a Saby. Il fagotto si apre e una rete fitta le cade addosso imprigionandola, la ragazzina sul momento è stupita ma sentendosi legata cerca di scivolare via da sotto la rete ma questa si chiude rapidamente intorno a lei che viene tirata sulla zattera praticamente immobilizzata. I tre alieni la toccano, la tastano, esaminano i suoi vestiti pesanti poi soddisfatti emettendo rumori gorgoglianti aprono la cassa e la ficcano dentro senza tante cerimonie.
La cassa è piccola, soffocante nonostante i buchi, pregna di un forte lezzo di selvatico e Saby è appallottolata nella rete completamente bagnata di sudore e mezza svenuta, a malapena nota che la zattera ronzando come una libellula s’è rimessa in moto, poi il buio l’avvolge e perde conoscenza.



La Guardiana ha passato il portale e si ritrova proprio nel punto dove è arrivata Saby. Si sistema ben chiuso il nero mantello termico che la protegge dal caldo infernale di Jewel e osserva con attenzione le tracce sulla sabbia mentre col pensiero scandaglia intorno a sé emettendo cerchi sempre più ampi nella ricerca di una presenza umana.
La sabbia racconta a Pam la storia di Saby, piccole orme, di bambino forse, più in là un piumino, e un guantino di lana rossa, una lotta e una cattura dall’alto, l’odore sottile del carburante che ancora aleggia nell’aria, un mezzo aereo quindi, la scia che va verso le montagne lontane, il cui profilo azzurrino si staglia all’orizzonte. il raggio del suo pensiero si fa più ristretto, si volge ora verso quelle montagne lontane e lo scaglia in profondità cercando di captare un pensiero, un emozione, ma non sente nulla e preoccupata manda un messaggio mentale a Nico chiedendo di mandarle un mezzo di trasporto attraverso il portale.



Un soffio di aria relativamente fresca le accarezza il viso e Saby riemerge dal nero pozzo che l’aveva ingoiata. Ha le labbra screpolate, la lingua si attacca al palato e una sete tremenda come mai aveva provata le fa ardere la gola. la camicia bagnata di sudore si è attaccata alla pelle e i pesanti scarponcini da neve le stanno arroventando i piedi. Si tira su e si ritrova libera dai legacci che l’avevano imprigionata in un locale dalle mura in pietra, buio e più piccolo del ripostiglio di casa sua... sulla Terra. Non c’è porta, solamente un ‘apertura dalla cui soglia si sprigiona un lieve baluginio e Saby con due falcate vi si dirige solo per ritrovarsi col sedere a terra e la schiena sbattuta contro la parete opposta. Si rialza dolorante e si accosta all’apertura con prudenza allungando il braccio per tastare cosa l’ha calciata via. Appena le dita arrivano a toccare lo scintillio sente una forza enorme respingerla all’indietro; si massaggia il posteriore indolenzito e cerca di guardare al di là della soglia, verso destra e verso sinistra ma non vede altro che un corridoio stretto che si perde nelle profondità dell’edificio. Non passano che pochi minuti quando sente un rumore di pesanti passi che si avvicinano. Si ritrae più possibile dentro la cella, nell’angolo più buio rabbrividendo quando l’ombra dell’alieno si profila nella debole luce della lampada che sorregge. Quando entra il nuovo arrivato si rivela più basso di quelli che l’hanno catturata, massiccio e muscoloso, la sua pelle lucida di olio riflette con rapidi bagliori il fievole lucore della lucerna. Indossa un perizoma di pelle e nella mano un pungolo dall’aria niente affatto rassicurante. Questo non ha maschera sul volto incorniciato da una barba ispida e grigia e con gesti e versi inintelligibili le fa cenno di precederlo fuori della cella. Saby impaurita, stanca e assetata obbedisce, attraversa la soglia dal campo di forze disattivato e si incammina per il corridoio spinta a volte dal bruto col pungolo che emana basse ma convincenti scariche elettriche. Alla fine del corridoio si ritrova in un ampio locale con una grande apertura sull’esterno dalla quale entra a fiotti la luce sanguigna di quel sole alieno. Saby si ferma interdetta ma il pungolo la spinge fuori, sulla sabbia ardente di una enorme arena circondata da alti spalti gremiti di folla vociante: gente dalle tuniche porpora e viola bordate d’oro le cui maschere d’argento brillano corrusche alla luce di Jewel, il rosso sole morente.

Il significato di quello che vede la colpisce come una mazzata. Ha visto un sacco di film con i gladiatori e le belve feroci ed è sicura che da un momento all’altro un mostro orrendo uscirà da una delle altre aperture che vede. Si volta e disperata si butta nell’apertura dalla quale è appena uscita ma il potente campo di forza la respinge all’indietro di parecchi metri mandandola a ruzzolare nella sabbia rovente.
Il vociare della folla si fa ululato quando dal lato opposto a lei un enorme Bestia dall’ispido pelo nero viene spinta fuori a colpi di pungolo da due nerboruti inservienti fermandosi poi al centro dell’arena sbavante e ringhiante.




In uno scintillio dorato arriva il veicolo richiesto dalla Guardiana, la forma si definisce rapidamente, è una specie di uovo trasparente, Pam si infila dentro, si accomoda sul sedile e accende il motore anti-G e parte veloce, sospesa a mezzo metro da terra. Il suo raggio mentale ora ha individuato un debole segnale che le invia sensazioni di paura, di sete e di caldo. Stringe il raggio fino a farne una freccia dalla punta acuminata e infine riesce a mettersi in contatto con l’essere che sta trasmettendo dalle lontane montagne. Senza molta sorpresa si accorge che è una ragazzina e le invia un pensiero rassicurante e caldo, una promessa di aiuto e conforto. La Guardiana spinge al massimo il suo uovo trasparente e le montagne già sono più vicine e alla luce di Jewel si colorano di rosso i contrafforti di una cinta di alte mura sul bordo di un altopiano quando il segnale di paura della ragazzina diventa di terrore e infine con la mente riesce a sentire suo grido: “Aiutami, per favore aiutami, mi vuole mangiare!” Il flash di una immagine per un attimo le mostra la sabbia di un arena e una Bestia zannuta e sbavante che sta osservandola con occhi maligni, i muscoli frementi pronti allo scatto.
“Sto arrivando piccola, sono vicina, calmati e corri via, la Bestia è lenta nella corsa, ma tieniti distante dalle sue zampe” - Si ricorda Pam di una bestia come quella, incontrata in un giorno lontano e del terrore che genera il solo vederla. Si ricorda e si affretta spingendo il suo uovo oltre ogni limite.


La Bestia è davanti a lei a poche decine di metri e la osserva malevola, i suoi muscoli fremono, le fauci sono aperte e ne cola bava mucosa che si perde nella sabbia bollente. Saby d’improvviso sente un pensiero estraneo infilarsi tra i suoi, un pensiero caldo e amorevole e d’istinto spalanca la mente e grida allo sconosciuto di aiutarla. Poi, ricevuto un pensiero di risposta segue il consiglio e appena la nera Bestia le si avventa addosso scatta via zigzagando veloce e sollevando turbini di sabbia dorata. Il mostro pesante e lento la insegue caparbio annusando la scia del suo odore, con ampie falcate la raggiunge e già allunga la zampa unghiuta quando lei si gira e torna a correre lontano per poi fermarsi a riprendere fiato, aspettando il nuovo attacco, mentre la folla urla e fischia dalle gradinate dell’arena. Ma ecco che nella sua mente forte e chiaro arriva il pensiero amico, sfolgorante e caldo e... materno: “Eccomi piccola, sono arrivata!”
Dal cielo sanguigno cala rapido un grande uovo che si posa a poca distanza dalla nera Bestia ed una snella figura avvolta in un mantello color della notte ne scende veloce, con un gesto distratto della mano guida l’uovo al di sopra dell’arena poi si piazza tra il mostro e la ragazzina pronta ad affrontare la Bestia ringhiante.
La folla ammutolisce intimorita, poi un mormorio serpeggia tra le file degli spettatori, prende corpo, diventa una voce che infine grida: Guar-dia-na... Guar-dia-na... ma non è un grido di incitamento ma di rabbia perché sanno che ora che i Guardiani conoscono i loro vizi nessun gioco sarà loro più permesso.
Saby guarda la sua salvatrice, ora è sicura che è una donna, e con occhi pieni di stupore e ammirazione vede Pam tendere le braccia, le palme in fuori, verso l’orrendo mostro ed emettere raggi di luce azzurra contro di esso. L’essere immondo ringhia di rabbia e di impotenza, poi appena la luce azzurra lo sfiora il suo ululato diviene un lamento straziante, La sua pelliccia comincia ad emettere fumo poi piccole fiammelle si alzano da essa, cerca di avanzare verso Pam ma la Guardiana lo ha bloccato in una bolla di energia che gli impedisce di muoversi, solo una zampa dai lunghi artigli sferza l’aria cercando di colpire la scura figura che lo sta uccidendo. Con un ultimo lungo gemito infine si accascia sulla sabbia e in un secondo il suo corpo si accende di mortali fiamme azzurre.

Pam abbassa le braccia, con un sospiro si avvicina alla carcassa del mostro e osserva attenta. Nulla. Nessuna trasformazione, il mostro era una bestia, solo una bestia. Il ricordo di un altra bestia le si affaccia fuggevole alla mente subito scacciato con sollievo, si volta verso la ragazzina ancora immobile e ad occhi spalancati che la guarda con adorazione.
Con un rapido sguardo controlla le gradinate, la folla sta scomparendo nei corridoi, veloce come tanti scarafaggi sorpresi dalla luce, allora con un comando richiama a se l’uovo che scivola dolcemente fino ai suoi piedi poi con un cenno chiama la ragazzina e le indica di salire a bordo.

-Come sei arrivata qui? - le chiede mentre mette in moto e prende quota diretta verso il portale nel deserto. Saby ancora mezza imbambolata, passa la lingua sulle labbra screpolate cercando di spiegare, di raccontare quello che le era successo ma tossisce ad ogni parola con la gola in fiamme. La Guardiana da una tasca del veivolo prende una fiaschetta e la offre a Saby che riconoscente beve l’acqua fresca e rinfrancata racconta la sua storia. Arrivati al portale l’uovo cala dolcemente a terra e nel fiammeggiante tramonto le due scendono e Pam apre il varco per il mondo di Saby.
-Vai ora piccola, e stai attenta a dove metti i piedi - le dice con un sorriso.
La ragazzina in un impeto di riconoscenza abbraccia la donna ringraziandola. Poi curiosa, cercando di scrutare il volto della donna sempre nascosto dal cappuccio le chiede
-Ma tu chi sei?
-Mi chiamo Pam e sono una Guardiana.


FINE

mercoledì 9 dicembre 2009


Con verso ( accidenti quanti giochi di parole si possono fare con Verso!)

giovedì 26 novembre 2009

Rottamazione

Due mesi! Forse passerò Natale ma sicuramente non arriverò a Carnevale. Poi la fine. Non so come sarà, un giorno ci separeranno, io verso il posto dove verrò... come si dice? soppressa? terminata? rottamata? E tu... tu via con un altra, una più giovane, in forma. una agile e scattante come ero io ai primi tempi. Tutta lustra e pinta, magari aggressiva e potente che ti farà scordare di me in pochi minuti. Siamo stati insieme per undici anni e mezzo, ti ho dato i miei migliori anni, ti ho servito al meglio delle mie capacità e adesso mi butti via come una scarpa sfondata. Si, hai ragione. Tu mi hai sempre trattata bene, hai avuto cura di me nell'ambito delle tue possibilità. Si, si non lo nego. Va bene basta recriminazioni.
....ma ti ricordi la nostra prima volta? Dai su confessalo, avevi timore anche a toccarmi. Mi sfioravi con un tocco leggero, sorridevi mentre tornavamo a casa insieme e io... io ti tenevo nel mio abbraccio caldo e protettivo, quasi facevo le fusa dalla contentezza. Sei stata gelosa di me, ricordi? Nessuno poteva toccarmi, eri attenta che non portassi segni di graffi o di botte e mi 'concedevi' a tua sorella malvolentieri. Ricordi la prima volta che andammo dai tuoi? Eri emozionatissima, loro non sapevano. Telefonasti quando eravamo a pochi chilometri da casa loro 'Aprite il cancello e legate il cane che arrivo con una sorpresa!' La sorpresa ero io, volevi un ingresso trionfale nel vialetto e Wolf legato che non si buttasse addosso a me e mi graffiasse geloso come era. E i tuoi come furono felici... mi guardavano, mi giravano intorno ammirandomi e sorridendo, approvando la tua scelta. Poi... poi con gli anni hai avuto sempre un po' meno cura di me. Alla fine mi 'usavi', non ti importava del mio aspetto, se ero sporca, piena di segni addosso. Ah no, non negare! Ti ricordi quando mi hai data a Mauro? Si va be' poche ore... sì, va bene solo meno di un' ora ma poi me ne sono andata in giro col posteriore ammaccato e sembrava che non te ne importasse. Ti ho servita bene, quando andavamo dai tuoi mi caricavo all'inverosimile di frutta, di buste del supermercato, di tutto e di più. Certo ce la facevo ma tu esageravi, dai non negare. E quando ti ho aiutato a portare il povero Wolf nell'ultimo viaggio? La pena che mi ha fatto... dentro un saccone nero come Shiva, il gatto di tua sorella, avvelenato da un bastardo e portato dal veterinario e lasciato là. E poi i bei momenti, ti ricordi i nostri viaggi? A Ischia in vacanza dove una notte mi hai lasciata alla mercè di tutti ma nessuno mi ha toccata perché dicono che io porti sfiga. Che fandonie, io sono stata la tua fortuna.
E poi a Lucca con la tua amica Franca. Cinque ore ci abbiamo messo da casa tua! Andavamo tranquille voi chiacchieravate ed io ero lì ad ascoltare. E poi l'ultimo viaggio questa primavera. Non sono poi tanto vecchia e inutile no? Ti ho portata a Modena, e l'agosto scorso siamo arrivate fino a Milano e a BorgoManero. E tutto è andato bene, ti ho riportata a casa sana e salva. Ah sì, certo poi appena arrivata sotto casa mi sono bloccata, ma che vuoi gli anni ci sono e i chilometri erano tanti ma non vuol dire che mi devi rottamare per una piccola defaillance. Due mesi... Ancora fino a Natale ma non arriverò a Carnevale.

La mitica 666 andrà in pensione dopo Natale